Il decreto fiscale 2026 nei giorni scorsi è stato approvato in via definitiva alla Camera ed è diventato legge con 132 voti favorevoli e 81 contrari. Il provvedimento introduce una nuova fase di rottamazione delle cartelle esattoriali, amplia il perimetro del concordato preventivo biennale e modifica diverse scadenze fiscali.
Tra le misure principali c’è la cosiddetta rottamazione quinquies, che estende la possibilità di sanare debiti fiscali anche a multe stradali, IMU, TARI e rette scolastiche. La sanatoria riguarda i carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione tra il 2000 e il 2023, con possibilità di definizione senza sanzioni e interessi in diverse casistiche, secondo le decisioni dei singoli enti territoriali.
Per le multe stradali, lo sconto riguarda interessi e aggio, mentre per altri tributi locali la cancellazione può includere anche le sanzioni. Gli enti avranno tempo fino al 15 giugno per comunicare la propria adesione alla misura.
Sul fronte delle imprese, il testo interviene sul concordato preventivo biennale, spostando il termine per l’adesione dal 30 settembre al 31 ottobre. Cambiano anche le soglie legate agli indici di affidabilità fiscale: incremento del 30% per i soggetti con punteggi tra 6 e 8 e del 35% per quelli tra 1 e 6, con l’obiettivo di ampliare la compliance fiscale.
Il decreto interviene anche sui rapporti tra imprese e pubblica amministrazione. L’obbligo di compensazione dei crediti con debiti fiscali iscritti a ruolo scatterà solo per cartelle pari o superiori a 5.000 euro, attenuando una stretta che aveva generato critiche da parte di professionisti e categorie economiche.
Sul fronte energetico e dei prezzi, viene rafforzata la vigilanza sui carburanti. Dal 30 giugno 2026, in caso di tensioni sui listini legate a eventi straordinari o condizioni di mercato, il Garante dei prezzi potrà inviare una relazione al MIMIT per attivare controlli sulla filiera.
Nel testo confluiscono anche altre misure: dalla revisione della tassazione su plusvalenze e dividendi alla sospensione della tassa sui piccoli pacchi extra-UE fino a 150 euro, fino allo stop a nuove restrizioni sul telemarketing.
Il quadro complessivo segna un intervento ampio sulla gestione del fisco italiano, con effetti diretti su contribuenti, partite IVA e amministrazioni locali.




