La radice di valeriana è una delle poche piante per il sonno valutate in una monografia ufficiale dell’Agenzia europea per i medicinali. Secondo il comitato dell’Ema per i medicinali vegetali (Hmpc), i suoi preparati possono dare sollievo nella lieve tensione nervosa e nei disturbi del sonno, ma non sono un sonnifero e non agiscono in una sola sera.
La domanda torna in queste settimane, con il ritorno all’ora solare nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre, quando le lancette vanno indietro di un’ora. Chi pensa alla valeriana per riprendere il ritmo deve sapere che le indicazioni europee parlano di un uso continuato di 2-4 settimane, non di un rimedio per una notte difficile.
Che cosa dice la monografia europea
Il documento di riferimento è la monografia Ue sulla radice di Valeriana officinalis, adottata dall’Hmpc il 2 febbraio 2016 (sigla EMA/HMPC/150848/2015). Distingue due livelli di prova, e la differenza conta per chi sceglie un prodotto in farmacia o in erboristeria.
Il primo è l’uso ben consolidato: riguarda soltanto l’estratto secco della radice ottenuto con etanolo tra il 40 e il 70%. Per questo preparato esistono studi clinici pubblicati e l’indicazione è il sollievo dalla lieve tensione nervosa e dai disturbi del sonno. Il secondo è l’uso tradizionale: tisane, radice in polvere, succo, tinture ed estratti acquosi o metanolici. In questo caso l’Hmpc si basa sulla lunga storia d’impiego, almeno 30 anni di cui 15 nell’Unione europea, che rende l’efficacia plausibile ma non dimostrata dagli studi.
Nella sintesi per il pubblico aggiornata nel novembre 2025, l’Ema riferisce che negli studi la valeriana ha migliorato il tempo necessario per addormentarsi e la qualità del sonno, con un effetto più evidente dopo due settimane. Mancano però confronti a lungo termine con altri trattamenti. La monografia è in revisione periodica: la raccolta di nuovi dati scientifici si è chiusa il 15 maggio 2025.
Dove le prove sono deboli
Fuori dall’Europa il giudizio è più prudente. Il Centro nazionale per la salute complementare degli Stati Uniti (Nccih) definisce incoerenti le prove sul sonno e non sufficienti quelle sull’ansia. Nel 2017 le linee guida dell’American Academy of Sleep Medicine hanno sconsigliato la valeriana per l’insonnia cronica negli adulti.
In sintesi: c’è un sostegno scientifico moderato per i disturbi lievi e passeggeri, limitato all’estratto etanolico; per tisane e tinture vale l’uso tradizionale; non è dimostrata un’efficacia nell’insonnia cronica né nei disturbi d’ansia, che richiedono una valutazione medica.
Dosi e tempi indicati dall’Ema
Per l’estratto secco etanolico la monografia indica una dose singola da 400 a 600 milligrammi, fino a tre volte al giorno. Per i disturbi del sonno la dose va presa da mezz’ora a un’ora prima di andare a letto, con un’eventuale dose anticipata in serata. Il massimo è di quattro dosi singole al giorno.
Per la tisana, tra i preparati di uso tradizionale, la dose singola è di 0,3-3 grammi di radice sminuzzata in 150 millilitri di acqua bollente, fino a tre volte al giorno. Polveri, tinture ed estratti hanno dosaggi diversi per ciascun tipo di preparato: per questo vale sempre il foglietto illustrativo del prodotto, con il consiglio del farmacista.
La monografia prevede anche l’uso nel bagno: 100 grammi di radice per un bagno completo, al massimo una volta al giorno, in acqua tra 34 e 37 gradi per 10-20 minuti. Il bagno è controindicato in caso di ferite aperte, lesioni estese della pelle, malattie cutanee acute, febbre alta, infezioni gravi, gravi disturbi circolatori e insufficienza cardiaca.
L’effetto non è immediato e la radice non è adatta a un uso occasionale, solo nelle notti difficili. Se i disturbi persistono o peggiorano dopo due settimane di uso continuato, l’Ema raccomanda di rivolgersi al medico o al farmacista.
Chi non deve usarla e le precauzioni
La valeriana non è raccomandata sotto i 12 anni, per mancanza di dati su sicurezza ed efficacia, e nemmeno in gravidanza e allattamento, perché la sicurezza non è stata stabilita. Può ridurre la capacità di guidare e di usare macchinari: chi ne avverte l’effetto non deve mettersi al volante. Tinture ed estratti liquidi contengono alcol, indicato in etichetta.
Tra gli effetti indesiderati la monografia elenca nausea e crampi addominali, con frequenza non nota. In un caso di sovradosaggio con circa 20 grammi di radice sono stati descritti stanchezza, crampi, senso di oppressione al petto, capogiri, tremore alle mani e pupille dilatate, scomparsi entro 24 ore.
L’Ema non riporta interazioni con altri medicinali. L’Nccih raccomanda però di non associarla ad alcol o sedativi e segnala casi molto rari di danno al fegato, per lo più con prodotti che contenevano anche altre piante. Chi assume ansiolitici, sonniferi o altri farmaci ne parla prima con il medico.
Quando il sonno resta disturbato per settimane o compromette le giornate, la strada è il medico di famiglia, che può valutarne le cause, dagli orari e dalle abitudini serali ai farmaci in uso fino ad altri disturbi che vanno riconosciuti. Un integratore o una tisana non sostituiscono la diagnosi.



