I genitori separati o divorziati che vivono in affitto potranno ottenere un contributo o bonus fino a 6.000 euro, pari alla metà del canone annuale. Il decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che fissa i criteri di accesso al fondo per il sostegno abitativo è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 239 del 14 ottobre.
Il fondo dispone di 20 milioni di euro per il 2026. Il contributo viene versato in un’unica soluzione a chi entra in graduatoria e copre il 50% dell’affitto annuo. Il tetto di 6.000 euro si raggiunge quindi con un canone di 12.000 euro l’anno, cioè 1.000 euro al mese. Con le risorse stanziate, i contributi all’importo massimo sarebbero circa 3.300 in tutta Italia.
Per accedere bisogna avere almeno un figlio a carico con meno di 21 anni, un contratto di affitto regolarmente registrato e un reddito individuale non superiore a 35.000 euro. Il richiedente non deve essere assegnatario della casa familiare, che a sua volta deve appartenere a lui, all’altro genitore o ai figli che vivono con l’altro genitore.
Sono previste anche alcune esclusioni. Non può fare domanda chi possiede altri immobili residenziali nel comune della casa familiare o nei comuni entro 50 chilometri, fatta eccezione per la casa familiare stessa. Restano fuori gli assegnatari di alloggi di edilizia residenziale pubblica e chi riceve già altri contributi pubblici per la casa. Il genitore deve infine essere in regola con gli obblighi di cura e mantenimento dei figli.
La domanda si presenta online su una piattaforma dedicata, con accesso tramite SPID, CIE o CNS. Ogni richiedente può inviarne una sola, indicando i dati personali, gli estremi del provvedimento di separazione o divorzio, i dati del contratto d’affitto e l’IBAN del conto su cui ricevere il denaro.
Scadenze e modalità di invio saranno fissate da un avviso del Ministero, atteso entro sette giorni dalla pubblicazione del decreto, quindi entro mercoledì 21 ottobre.
Le domande confluiranno in graduatorie regionali, elaborate in modo automatico sulla base dei criteri e dei punteggi previsti dal decreto. A parità di punteggio passa avanti chi ha il reddito più basso. I contributi saranno assegnati fino a esaurimento dei fondi.



