La cupola del Duomo di San Giorgio, a Ragusa Ibla, è uno dei cinque siti pilota di WRENCH, un progetto di ricerca internazionale che studia come il cambiamento climatico agisce sul patrimonio culturale. Sulla struttura sono attivi sensori che ne registrano il comportamento in continuo, e accanto a loro è stata installata una stazione meteorologica.
I dati strutturali arrivano dal sistema di monitoraggio dinamico dell’Osservatorio Sismico delle Strutture del Dipartimento della Protezione Civile. Gli accelerometri sono collocati in punti strategici della cupola e della facciata a campanile e trasmettono le misure in tempo reale. La stazione meteo, progettata per il progetto, rileva temperatura, umidità relativa, precipitazioni, vento e pressione atmosferica. Serve a distinguere gli effetti di caldo e umidità da eventuali danni reali alla struttura. Entrambe le serie di dati alimentano i modelli numerici del gruppo di ricerca.
I ricercatori hanno studiato anche la pietra. Dalle carte d’archivio della chiesa e dall’esame delle cave è emerso che la latomia più plausibile per l’approvvigionamento originario è quella di Largo San Paolo, a Ibla. Con la collaborazione del Comune di Ragusa sono stati recuperati circa 20 metri di campioni di calcare tenero ragusano. Sono carote residue di un sondaggio geologico profondo, ora inviate per le prove di caratterizzazione meccanica.
La cupola, a doppia calotta con intercapedine aerata, fu aggiunta tra il 1819 e il 1820 alla chiesa ricostruita dopo il terremoto del 1693 su progetto di Rosario Gagliardi. Dal 2002 il Duomo fa parte del sito UNESCO «Le città tardo barocche del Val di Noto».
WRENCH, «Whispers of Time. Heritage as Narratives of Climate Change», è finanziato dal Belmont Forum ed è coordinato da Marco Armiero dell’Universitat Autònoma de Barcelona. È stato avviato nell’autunno 2024. Gli altri siti pilota sono Napoli, la Galizia, Durham e il bacino del Matanza-Riachuelo in Argentina. Tra i partner ci sono l’Università della Campania «Luigi Vanvitelli» e la Durham University. «Il patrimonio è al contempo a rischio e capace di raccontare il rischio che tutti corriamo», ha dichiarato Armiero.
A Ragusa il lavoro passa dalle scuole. Gli studenti dell’IISS «G. B. Vico – Umberto I – R. Gagliardi» hanno lavorato con quelli del corso di laurea in Pianificazione e sostenibilità ambientale del territorio e del paesaggio dell’Università di Catania. Insieme hanno fatto visite al sito pilota, passeggiate esplorative, interviste e mappature collettive, con la collaborazione dell’associazione Novum 1693.
Da queste attività è nata la prima bozza del People’s Plan di Ragusa, un piano costruito dal basso per la tutela del patrimonio. Sarà discussa con la comunità locale nella primavera del 2027.



