Quasi un paziente oncologico su due, in un campione di oltre 52mila adulti seguiti a New York, ha perso almeno il 5% del peso corporeo nell’arco di sei mesi: è la soglia usata per definire la cachessia, il deperimento legato al tumore. Lo indica uno studio del Memorial Sloan Kettering Cancer Center, pubblicato lunedì 12 ottobre sulla rivista Nature Medicine e basato sulle cartelle cliniche di “52.236 pazienti”.
I ricercatori non hanno arruolato nuovi pazienti: hanno usato i dati raccolti durante le cure di routine, cioè oltre 1,7 milioni di misurazioni dell’indice di massa corporea, esami del sangue, terapie e andamento della malattia. Il 46,63% dei pazienti ha avuto almeno un episodio di cachessia e, tra questi, il 22,56% più di uno. I risultati sono stati controllati su un secondo gruppo di 5.785 pazienti del Dana-Farber Cancer Institute di Boston.
Le differenze tra tumori sono ampie. Gli episodi riguardano il 72,7% dei pazienti con adenocarcinoma del pancreas e il 71,7% di quelli con tumore dello stomaco, contro il 19,9% della leucemia linfatica cronica. Nel complesso, aver avuto un episodio è associato a un rischio di morte circa tre volte più alto. Gli episodi compaiono anche prima delle cure: il 23,23% dei pazienti con tumore in stadio da I a III, non ancora trattati, ha avuto un episodio entro 180 giorni dalla diagnosi.
Durante gli episodi cambiano anche gli esami del sangue: albumina ed emoglobina più basse, fosfatasi alcalina e neutrofili più alti. «La cachessia colpisce tutto il corpo, quindi ha senso vedere marcatori diversi nel sangue dei pazienti», ha detto Ed Reznik, autore senior dello studio. Lo studio associa inoltre le mutazioni del gene TP53 a un rischio maggiore in nove tipi di tumore.
«Questo ci ha permesso di vedere che la cachessia non è sempre un lento declino continuo», ha spiegato Amy X. Xie, co-responsabile della ricerca. In 17 tipi di tumore su 18 gli episodi coincidono con la progressione della malattia.
Gli autori indicano diversi limiti. Si tratta di uno studio osservazionale, che mostra associazioni e non rapporti di causa. I dati vengono da un solo grande centro oncologico statunitense, la massa muscolare non è stata misurata e i modelli costruiti per prevedere il rischio hanno un’accuratezza moderata. Lo studio non contiene dati italiani e, secondo il Memorial Sloan Kettering, negli Stati Uniti non esistono terapie per la cachessia approvate dalla FDA.
La ricerca è stata finanziata, tra gli altri, dal National Cancer Institute e dal Dipartimento della Difesa statunitense. «È questo il sogno: una sperimentazione di precisione per la cachessia», ha detto Reznik.



