L’Inps pagherà l’assegno unico universale di ottobre 2026 mercoledì 21 e giovedì 22 ottobre. Sono le date indicate dall’istituto per l’accredito della mensilità alle famiglie con figli a carico.
Nei primi sette mesi del 2026 l’assegno ha portato alle famiglie 11,6 miliardi di euro, dopo i 19,8 miliardi erogati in tutto il 2025. I dati sono contenuti nell’aggiornamento dell’Osservatorio statistico dell’Inps sull’assegno unico, riferito al periodo tra gennaio 2025 e luglio 2026. Quest’anno lo hanno ricevuto 6.118.775 nuclei familiari, per un totale di 9.652.838 figli.
A luglio l’importo medio per figlio, maggiorazioni comprese, è stato di 177 euro. Si va da circa 58 euro per chi non presenta l’Isee o supera la soglia massima, fissata per il 2026 a 46.582,71 euro, fino a 227 euro per la fascia di Isee più bassa.
La quota variabile dipende dall’Isee, con soglie rivalutate ogni anno, e dall’età dei figli. Per ogni figlio minore va da un massimo di 203,8 euro con Isee fino a 17.468,51 euro a un minimo di 58,3 euro senza Isee o con Isee pari o superiore a 46.582,71 euro. Gli importi aumentano per i nuclei numerosi, dal terzo figlio in poi; per le madri con meno di 21 anni; per i nuclei con quattro o più figli in cui entrambi i genitori lavorano; per i figli con disabilità; per i figli sotto l’anno di età e per quelli tra 1 e 3 anni nei nuclei con almeno tre figli e Isee entro la soglia massima.
L’assegno spetta per ogni figlio minorenne a carico, a partire dal settimo mese di gravidanza, e per ogni figlio con disabilità, senza limiti di età. Per i maggiorenni spetta fino ai 21 anni, se frequentano la scuola, un corso di formazione o l’università, se svolgono un tirocinio o un lavoro con un reddito inferiore a 8mila euro l’anno, se sono iscritti come disoccupati ai servizi pubblici per l’impiego o se fanno il servizio civile universale. Serve un Isee valido al momento della domanda: chi lo ottiene dopo, ma entro il 30 giugno, riceve comunque tutti gli arretrati.
Per calcolare gli importi si usa ora un Isee dedicato alle prestazioni familiari e all’inclusione. Questo indicatore alza la scala di equivalenza in base al numero di figli: 0,10 con due figli, 0,25 con tre, 0,40 con quattro e 0,55 con cinque o più. Prevede anche una franchigia più alta sulla casa di proprietà, che cresce con il valore dell’immobile e con il numero di figli. L’assegno è riconosciuto inoltre per i figli residenti in un altro Paese dell’Unione europea e per i genitori che non risiedono in Italia ma vi hanno domicilio e lavoro.
Fonti dell’Inps hanno riferito che i controlli hanno fatto emergere circa 4mila Dsu sospette. La Dsu è la dichiarazione sostitutiva unica con i dati anagrafici, reddituali e patrimoniali del nucleo familiare, necessaria per calcolare l’Isee. Le posizioni individuate presentano possibili omissioni o incongruenze nei redditi dichiarati e richiedono ulteriori approfondimenti. Questo non significa automaticamente che l’assegno sia stato percepito indebitamente.



