I sindaci della rete de I Borghi più belli d’Italia in Sicilia hanno sottoscritto simbolicamente domenica 11 ottobre a Erice la Carta di Erice, un documento che propone una nuova alleanza tra piccoli comuni, Regione e istituzioni pubbliche per governare le aree interne. Il testo passerà ora all’esame delle giunte o dei consigli dei 25 comuni della rete, tra cui Monterosso Almo, in provincia di Ragusa.
La firma ha chiuso la prima edizione del Sicily B-Fest, il festival regionale dell’associazione. Sabato 10 e domenica 11 ottobre il festival ha riunito sindaci, dirigenti scolastici, università ed esperti per mettere a confronto le esperienze dei borghi su scuola, turismo e sviluppo territoriale. Quella siciliana è la prima rete dell’associazione ad aver organizzato un festival regionale.
Il testo definitivo sarà chiuso entro dieci giorni con i contributi del Comitato Tecnico Scientifico regionale e dei sindaci. Il coordinamento regionale lo trasmetterà poi ai comuni per una presa d’atto. Attraverso il vicepresidente nazionale Pippo Simone, la Carta arriverà quindi al Consiglio Direttivo Nazionale e al Comitato Tecnico Scientifico nazionale. «Non immagino soltanto una carta di principi: ogni capitolo dovrà indicare che cosa possiamo e dobbiamo fare, altrimenti alla politica regionale e nazionale non possiamo chiedere nulla», ha detto Michelangelo Giansiracusa, coordinatore regionale della rete.
Le parole chiave del documento sono state sintetizzate da Marisa Meli, coordinatrice del Comitato Tecnico Scientifico regionale: comunità, rete, formazione, terra e agroecologia, vivibilità, mobilità, autenticità. «Abitare il borgo non deve essere una scelta di rinuncia, ma una possibilità concreta che guarda avanti», ha spiegato Meli. Fabrizio Ferreri, dell’Università di Catania, ha proposto di articolare la Carta su tre assi, vivibilità, produzione e socialità: «Se non ci sono le condizioni abilitanti per fare impresa, l’impresa apre per un anno e poi se ne va».
Il presidente nazionale dell’associazione, Fiorello Primi, presente a Erice, ha chiesto che il testo arrivi agli organi nazionali. «Questa Carta di Erice potrebbe diventare la Carta di Erice dei Borghi più belli d’Italia, un ulteriore elemento di pressione politica», ha detto. «Il ripopolamento passa attraverso infrastrutture, servizi, accessibilità fisica e digitale, scuole, trasporto pubblico e sanità». Primi ha indicato la rete siciliana come «un modello di ispirazione anche per le altre reti territoriali».
Per la sindaca di Erice, Daniela Toscano, la Carta punta a «trasformare il valore dei nostri borghi in opportunità di crescita, lavoro e coesione sociale. La sfida non è soltanto tutelare la bellezza dei territori, ma garantire alle comunità le condizioni per viverli e costruire futuro».
La prima giornata è stata dedicata a scuola, formazione e turismo. Sono stati presentati i gemellaggi tra le scuole primarie di Agira, Ferla e Montalbano Elicona, da estendere alle 25 primarie della rete, il protocollo con gli istituti tecnici a partire dall’IIS Borghese Faranda di Patti e il Master dell’Università di Catania illustrato da Marco Platania, con borse di studio cofinanziate dalla rete e dai comuni. La dirigente Giuseppa Mandina ha descritto lo studentato dell’Istituto Florio nel centro storico di Erice. I sindaci di Gangi, Sambuca di Sicilia, Castiglione di Sicilia, Salemi e Cefalù hanno raccontato le loro esperienze, dalle case cedute ai comuni per il recupero dei centri storici al turismo enogastronomico.
Domenica si è parlato di terra come risorsa economica e bene comune. Il sindaco di Petralia Soprana, Pietro Macaluso, ha illustrato il protocollo con il Coordinamento regionale Agroecologia per il recupero dei terreni abbandonati, anche come prevenzione degli incendi. A Troina 4.000 ettari sono stati restituiti alla collettività e affidati a un’azienda agro-silvo-pastorale. Giuseppe Dino ha presentato l’ASFO Madonie, nata dalle prime due associazioni fondiarie siciliane, e il sindaco di Buccheri, Alessandro Caiazzo, il progetto IDDE, che aiuta le donne dei borghi ad avviare piccole imprese domestiche partendo dai saperi della tradizione.
Meli ha annunciato la nascita di un osservatorio sugli usi civici e sui domini collettivi, rivolto ai comuni.



