Dal 16 al 20 ottobre l’autotrasporto siciliano si fermerà. Per cinque giorni i mezzi resteranno nei piazzali e le merci non verranno caricate, scaricate dalle navi nei porti né distribuite. Il fermo è stato confermato dal Comitato che lo organizza, mentre Confindustria Catania, che aveva annunciato l’adesione, ha fatto marcia indietro come associazione.
Secondo le stime del Comitato, si fermerà «l’80 per cento delle imprese dell’autotrasporto». Non sono previsti blocchi stradali né presidi. L’obiettivo è ottenere una convocazione al ministero dei Trasporti e misure soprattutto sul caro gasolio.
Salvatore Bella, portavoce del Comitato, ha chiamato in causa direttamente il ministro Matteo Salvini: «È lui il principale responsabile del muro contro muro. A distanza di un mese e dopo ben due richieste formali di convocazione il ministro continua a mostrarsi sordo e cieco di fronte alle nostre richieste, rifiutandosi di affrontare il problema».
Bella ha aggiunto che il Comitato è disposto ad aspettare: «Da parte nostra saremo pazienti e saremo pronti ad attendere anche un mese. Tuttavia, il ministro si assumerà la piena responsabilità di tutte le gravissime conseguenze che deriveranno da un mese di fermo dei collegamenti marittimi».
Per svuotare gli scaffali e bloccare la filiera agroalimentare dell’isola, però, possono bastare pochi giorni. «Cinque giorni senza trasporto significano scaffali vuoti, produzione ferma, merce deperibile persa», aveva dichiarato Confindustria Catania quando aveva annunciato l’adesione allo sciopero. Poi l’associazione degli industriali, che riunisce le principali aziende del settore, ha cambiato posizione. «La scelta è dettata dalla volontà di sostenere il confronto nelle sedi istituzionali, a tutela degli interessi del comparto e delle aziende rappresentate», si legge nella nota dell’associazione.
Il passo indietro riguarderebbe però la sigla più che le imprese. Gran parte degli aderenti dovrebbe fermarsi comunque, e secondo Bella lo faranno «tutti»: «anche loro hanno sottoscritto il fermo», ha detto il portavoce.
Mezzi fermi anche per i padroncini che si riconoscono in Aias, sigla che continua ad avere il suo riferimento in Giuseppe Richichi, storico leader che partecipò alle proteste dei Forconi.
Il fermo partirà venerdì 16 ottobre. Il 20 ottobre è indicato dal Comitato come prima scadenza provvisoria: se dalle istituzioni non arriveranno risposte concrete, la protesta andrà avanti a oltranza. Il coordinatore Salvatore Bella individua nel governo nazionale l’interlocutore che finora non ha dato seguito alle richieste della categoria.
Sulla tenuta delle scorte il Comitato fa una stima molto ridotta: «Solo 48 ore di autonomia, poi l’Isola resterà senza rifornimenti, non si troverà più nulla e noi spegneremo i motori ad oltranza».
Bella respinge l’idea che si tratti di un’intimidazione e la lega al modo in cui lavora la grande distribuzione: «La nostra non è una minaccia, ma un dato di fatto: visto che nei supermarket non si fa più magazzinaggio, con lo stop dei tir, nel giro di due giorni, gli scaffali saranno vuoti e i generi di prima necessità introvabili».



