A Modica il bonus asilo nido dell’Inps passa dall’albo comunale delle strutture per la prima infanzia, e Confcooperative Ragusa ha deciso di dire la sua. L’organizzazione è intervenuta nel dibattito che da mesi ruota attorno all’accreditamento degli asili nido in città. Vuole chiarire alle famiglie e ai gestori quali regole valgono e perché alcune strutture sono in regola e altre no.
Il cambiamento decisivo è arrivato nel 2026, con requisiti più stringenti per l’accreditamento: le strutture devono essere iscritte agli albi previsti dalla normativa. Il Comune di Modica ha istituito il proprio albo comunale degli asili nido. Per farlo ha dovuto costituire gli organismi preposti, esaminare le domande e verificare i documenti. Diverse strutture risultano già iscritte, e le famiglie che le frequentano possono accedere al beneficio Inps.
Il bonus resta un contributo che l’Inps eroga sulla base di requisiti precisi, a partire dal valore Isee e dalla documentazione richiesta dalla legge. Conta però anche la posizione della struttura scelta rispetto all’albo.
Ilenia Basile, componente del Consiglio territoriale di Confcooperative Ragusa, ha spiegato perché l’organizzazione abbia scelto di parlare solo adesso: «Abbiamo ritenuto che non fosse necessario intervenire pubblicamente fino a oggi, perché il nostro lavoro si è sempre svolto nelle sedi istituzionali competenti, con spirito costruttivo e senza alimentare contrapposizioni tra diverse tipologie di servizi educativi. Tuttavia, il protrarsi del dibattito e la diffusione di informazioni parziali rendono necessaria una puntualizzazione a vantaggio delle famiglie e degli stessi operatori».
Basile ha anche respinto l’idea che le strutture già iscritte facciano concorrenza sleale alle altre quando rendono nota l’iscrizione: «[…] le strutture iscritte pubblicizzano la propria iscrizione per una questione di sicurezza (messaggio trasferito alle famiglie) e non certo per concorrenza sleale. La legge, da questo punto di vista, esiste per essere rispettata e applicata e non possono esistere figli e figliastri».
Confcooperative insiste però su un punto: non tutti i servizi per l’infanzia seguono lo stesso iter. «È importante evitare semplificazioni», ha detto Basile. «Le diverse tipologie di servizi educativi per la prima infanzia seguono percorsi normativi specifici. L’obiettivo deve essere quello di accompagnare tutte le strutture verso il pieno rispetto dei requisiti previsti, nell’interesse delle famiglie e della qualità dei servizi offerti ai bambini».
Secondo Confcooperative, le nuove disposizioni nazionali e regionali alzano gli standard e caricano i gestori di responsabilità aggiuntive, ma possono anche rafforzare l’intero sistema dei servizi per l’infanzia. L’organizzazione ha annunciato che continuerà ad aiutare le proprie associate e le altre realtà del territorio a completare l’accreditamento. Ha anche espresso apprezzamento per le strutture che hanno già concluso l’iscrizione agli albi.
«Siamo realtà che erogano servizi essenziali per le famiglie», ha detto Basile. «Operiamo nel rispetto delle norme e con l’obiettivo primario di garantire il benessere dei bambini che ogni giorno ci vengono affidati. È da questo principio che deve partire ogni confronto sul futuro dei servizi per l’infanzia».



