Ad Acate la consigliera comunale Irene Tidona chiede conto al Comune della sparizione di una frase dal comunicato sul servizio di autobotte per l’emergenza idrica. Nell’ultima versione del testo, pubblicata lunedì 31 agosto, non compare più il passaggio che escludeva espressamente le famiglie morose dall’erogazione d’emergenza, la stessa disposizione contestata pubblicamente dalla consigliera nelle settimane precedenti.
La questione era esplosa dopo un’interrogazione della consigliera, che aveva posto la domanda in questi termini: «Quando ho sollevato ufficialmente la questione mi sono posta una domanda semplice: possiamo davvero lasciare una famiglia senza acqua solo perché risulta morosa?». Il caso è stato ripreso da diverse testate giornalistiche ed è entrato nel dibattito politico cittadino, ma a far emergere il lato più concreto della vicenda sono stati soprattutto i cittadini: famiglie in difficoltà economica, richieste di rateizzazione delle bollette, contestazioni sugli importi e segnalazioni di utenze calcolate, secondo gli interessati, su quattro componenti del nucleo familiare quando sarebbero in realtà due.
Sulle segnalazioni raccolte in queste settimane, Tidona ha spiegato: «Sono situazioni da verificare, ma dimostrano una cosa: dietro la parola “moroso” c’è una persona, non un numero».
Della sparizione della frase dal comunicato, la consigliera ha detto: «Ne sono felice, perché significa che sollevare quella questione era necessario. Ma adesso la domanda è ancora più importante: se quella procedura era corretta e legittima, perché quella frase è stata rimossa? E soprattutto, è cambiata anche la procedura o soltanto il comunicato?».
La consigliera ha già inoltrato una richiesta di chiarimenti ufficiali all’amministrazione comunale e resta in attesa di una risposta scritta. Non sono stati resi noti, al momento, i criteri applicati al servizio di autobotte: quali contrade siano coperte, quale soglia di morosità faccia scattare l’esclusione o come si possa richiedere una rateizzazione delle bollette contestate.
«Chi deve pagare, deve pagare. Ma chi non può pagare non è uguale a chi non vuole pagare. Io continuerò a fare questo: ascoltare le persone, controllare gli atti e chiedere risposte. Perché l’acqua non può aspettare. Le famiglie nemmeno», ha dichiarato Tidona.



