Ad Acate la consigliera comunale e provinciale Irene Tidona ha chiesto chiarimenti formali al Comune e a Iblea Acque sulla procedura che, in base a un avviso pubblicato durante l’attuale emergenza idrica, esclude dalle autobotti i cittadini con bollette non pagate. La richiesta nasce dal timore che chi si trova in difficoltà economica rinunci a chiedere l’intervento per paura di un rifiuto.
È questo l’aspetto che preoccupa maggiormente la consigliera: l’effetto scoraggiante che l’avviso può aver prodotto anche su chi avrebbe diritto al rifornimento. «Provate per un momento a mettervi nei panni di una famiglia che apre il rubinetto e non trova acqua. Legge l’avviso del Comune e scopre che, se risulta morosa, l’autobotte non verrà effettuata. Magari non telefona neppure. È questo che mi preoccupa», ha dichiarato Tidona.
«Dietro una bolletta non pagata c’è una persona. E non sempre c’è qualcuno che non vuole pagare. Può esserci una famiglia che non arriva a fine mese, una persona anziana, una rateizzazione o una situazione ancora da chiarire. Chi può pagare deve farlo. Ma una difficoltà economica non può trasformarsi nella paura di chiedere persino dell’acqua durante un’emergenza», ha spiegato.
Tidona si chiede quante persone possano aver rinunciato a contattare gli uffici comunali temendo un diniego automatico. «Non sappiamo quante persone possano aver rinunciato a telefonare pensando: “Sono moroso, tanto l’autobotte non me la mandano.” Ma anche questa possibilità deve farci riflettere. Il Comune dovrebbe essere la porta alla quale bussare quando un cittadino è in difficoltà, non una porta che qualcuno ha paura di aprire», ha aggiunto.
La consigliera precisa di aver richiesto gli atti relativi alla procedura senza anticipare un giudizio sulla sua legittimità: vuole conoscere le regole applicate e le tutele previste per le persone più fragili.
«Voglio conoscere le regole e capire quali tutele siano state previste. Ma una domanda resta: quando manca l’acqua, possiamo permettere che la difficoltà economica di una famiglia diventi anche difficoltà nell’accesso a un bene essenziale? Recuperare quanto dovuto è necessario. Ma l’emergenza è un’altra cosa. Quando dai rubinetti non esce acqua, bisogna trovare una soluzione anche per chi sta attraversando il momento più difficile. Perché una famiglia in difficoltà non ha meno sete delle altre. E le istituzioni hanno il dovere di non lasciare indietro nessuno», ha detto Tidona.



