Comiso ha gestito, tra il 7 e il 15 agosto 2026, 324 voli e oltre 38 mila passeggeri, assorbendo i collegamenti dirottati da Catania nei giorni dell’emergenza legata all’eruzione dell’Etna, che ha imposto restrizioni allo spazio aereo sullo scalo etneo.
Dei movimenti complessivi, 228 sono stati i voli dirottati da Catania, con oltre 23 mila passeggeri gestiti in via straordinaria. Ai quali si sono aggiunti 96 voli già programmati sullo scalo comisano, per altri 15 mila passeggeri: un volume che ha messo sotto pressione l’intera macchina organizzativa dell’aeroporto in meno di dieci giorni.
A reggere l’urto è stato il lavoro congiunto di più soggetti: la società di gestione SAC, l’ENAC, l’ENAV, la Protezione Civile Regionale, l’Assessorato regionale alle Infrastrutture, le Forze dell’Ordine, i Vigili del Fuoco e l’Agenzia delle Dogane. A questi si è affiancato il personale dell’aeroporto di Comiso, impegnato con turni ben oltre l’ordinario.
«In situazioni come questa bisogna essere capaci di fare squadra, assumersi responsabilità e mettere le esigenze dei passeggeri al centro di ogni decisione. I numeri raccontano solo una parte dello sforzo compiuto a Comiso. Dietro ogni movimento e ogni passeggero ci sono persone che hanno lavorato senza sosta, spesso in condizioni di forte pressione. A tutti loro, e a tutti gli Enti che hanno collaborato con noi, va il mio più sincero ringraziamento», ha dichiarato Anna Quattrone, presidente di SAC.
SAC descrive l’episodio come una delle crisi più severe affrontate dal sistema aeroportuale regionale negli ultimi anni, in un periodo di massima pressione sul traffico aereo siciliano nel pieno della stagione turistica estiva.
Alla gestione dei flussi supplementari hanno contribuito anche l’Agenzia delle Dogane, per i controlli su bagagli e merci, e le Forze dell’Ordine, impegnate nella sicurezza di uno scalo abituato a numeri molto più contenuti.



