Hai il colesterolo alto nonostante un’alimentazione equilibrata e attività fisica regolare? In alcuni casi la causa può essere una predisposizione genetica. Tra le condizioni più importanti c’è l’ipercolesterolemia familiare, una malattia ereditaria spesso non diagnosticata.
Cos’è l’ipercolesterolemia familiare
L’ipercolesterolemia familiare è una condizione genetica caratterizzata da livelli elevati di colesterolo LDL, il cosiddetto “colesterolo cattivo”, già dall’infanzia o dall’adolescenza.
Nella maggior parte dei casi il problema riguarda il sistema con cui il fegato rimuove le LDL dal sangue. Se il recettore delle LDL funziona poco o non funziona correttamente, il colesterolo tende ad accumularsi nella circolazione. Lo stile di vita resta importante, ma da solo può non essere sufficiente a riportare i valori nella norma.
Quanto è diffusa
La forma eterozigote, la più comune, interessa circa 1 persona ogni 250-300. Spesso non provoca sintomi evidenti e può rimanere non riconosciuta per molti anni.
La forma omozigote è molto più rara e grave: si manifesta con valori di LDL estremamente elevati e può comparire già durante l’infanzia. La sua frequenza stimata è di circa 1 caso ogni 250.000-360.000 persone.
In Italia la malattia è considerata fortemente sotto-diagnosticata. Per questo motivo è importante prestare attenzione alla presenza di colesterolo molto elevato o di malattie cardiovascolari precoci nella stessa famiglia.
I geni coinvolti
Le varianti genetiche più frequentemente associate all’ipercolesterolemia familiare riguardano:
- LDLR, che codifica il recettore responsabile della rimozione delle LDL dal sangue.
- APOB, che produce una componente necessaria al riconoscimento delle LDL da parte del fegato.
- PCSK9, che può favorire la riduzione dei recettori LDL disponibili.
- LDLRAP1, associato soprattutto a una forma autosomica recessiva.
Quali rischi comporta
Nel tempo, l’eccesso di LDL può favorire la formazione di placche aterosclerotiche nelle arterie. Il rischio riguarda soprattutto le arterie coronarie e può tradursi in angina, infarto o altre malattie cardiovascolari a un’età più giovane rispetto alla popolazione generale.
In alcune persone possono comparire xantomi, cioè depositi di colesterolo a livello della pelle o dei tendini, oppure un arco corneale. Tuttavia, questi segni non sono sempre presenti: l’assenza di sintomi non esclude la malattia.
Come si diagnostica
La valutazione parte da un profilo lipidico completo, con particolare attenzione al valore di LDL-C. Il medico può inoltre considerare:
- la storia familiare di colesterolo alto;
- eventuali infarti o malattie cardiovascolari precoci nei parenti;
- la presenza di xantomi o arco corneale;
- altre possibili cause di aumento del colesterolo;
- l’eventuale esito di un test genetico.
Il test genetico può confermare la diagnosi e permettere di eseguire uno screening a cascata nei familiari. Un risultato negativo, però, non esclude sempre la diagnosi clinica.
Come si cura
Il trattamento viene stabilito dal medico in base ai valori di LDL, all’età, alla storia cardiovascolare e al rischio complessivo. Può comprendere:
- statine alla dose massima tollerata;
- ezetimibe;
- inibitori di PCSK9 in pazienti selezionati;
- trattamenti specialistici per le forme omozigoti, come lomitapide o evinacumab;
- in casi specifici, LDL-aferesi.
AIFA indica evinacumab come trattamento aggiuntivo per pazienti con ipercolesterolemia familiare omozigote, insieme alla dieta e ad altre terapie ipolipemizzanti.
Quando parlarne con il medico
È opportuno chiedere una valutazione se il colesterolo LDL è molto elevato, se il problema interessa più familiari o se nella famiglia si sono verificati infarti e altre malattie cardiovascolari in età precoce.
La diagnosi tempestiva consente di iniziare prima il trattamento e di valutare anche i parenti stretti. Se un genitore è portatore della forma eterozigote, ogni figlio ha il 50% di probabilità di ereditare la variante familiare.



