Un uomo di 44 anni si è gettato nudo dalla torre nord del ponte di Brooklyn sabato scorso, precipitando per circa 85 metri nelle acque dell’East River a New York e sopravvivendo all’impatto. Galymzhan Abaildayev, residente a Brooklyn, è stato recuperato dagli agenti dell’unità portuale della polizia di New York e trasportato in condizioni stabili al Bellevue Hospital.
Prima ancora di capire come sia possibile che sia vivo, vale la pena capire cosa è successo su quel ponte. Abaildayev aveva scalato la torre nord sul lato di Manhattan, si era spogliato e aveva issato diverse bandiere — tra cui quella del Kazakistan. Solo dopo si è lanciato nel vuoto.
Le immagini diventate virali mostrano un dettaglio che ha fermato l’attenzione di chi conosce la fisica delle cadute: sopra la testa dell’uomo in volo si intravede quello che sembra un indumento o una borsa, tenuto con le braccia alzate. Non è un gesto istintivo. O almeno, così sostengono diversi esperti di paracadutismo che hanno commentato le foto circolate online.
Da 85 metri, la velocità di impatto con l’acqua supera i 130 km/h. A quella velocità, la superficie dell’East River non si comporta come un’estensione morbida: l’acqua non riesce a spostarsi abbastanza in fretta, e l’impatto diventa paragonabile a quello con una superficie rigida. Non è una metafora: è fisica. Un corpo che arriva piatto — ruotato, con la schiena o il petto a fare da superficie d’urto — difficilmente sopravvive.
Il punto, dunque, non è la caduta. È l’assetto durante la caduta.
Chi pratica paracadutismo sa che in caduta libera il corpo tende a ruotare se non è in posizione stabile. Un oggetto tenuto teso sopra il centro di gravità può funzionare da stabilizzatore aerodinamico: crea resistenza dall’alto, impedisce i ribaltamenti, mantiene il corpo orientato verticalmente. L’ingresso nell’acqua “a matita” — con i piedi per primi, la minor superficie possibile — è l’unica configurazione che lascia margini di sopravvivenza a quella quota.
È questa la spiegazione che circola tra gli esperti. Plausibile, coerente con i princìpi del paracadutismo. Ma non accertata: dalle immagini disponibili non si può stabilire con certezza come quell’oggetto fosse tenuto, se fosse fissato o semplicemente sorretto, né misurare il contributo reale alla stabilizzazione. La sopravvivenza di Abaildayev, allo stato attuale, non ha una spiegazione definitiva. Resta eccezionale per chiunque conosca le statistiche sui salti da quella struttura.
La polizia lo ha arrestato dopo il recupero. Deve rispondere di condotta pericolosa, danneggiamento, atti osceni in luogo pubblico, violazione di proprietà e disturbo della quiete pubblica.
Storicamente, i salti dal ponte di Brooklyn raramente hanno un esito diverso. Il piano pedonale si trova a circa 41 metri sul livello dell’acqua — già un’altezza che lascia poche possibilità. Abaildayev si è lanciato dalla sommità della torre, più del doppio.



