La quinta edizione del Festival Letterario Scenari si è chiusa domenica 26 luglio a Modica con più di duemila persone radunate sotto la scalinata di San Giorgio — lo stesso luogo dove tutto era cominciato il 25 giugno con Emmanuel Carrère. Un mese di eventi che ha portato in città firme tra le più note del panorama editoriale e musicale italiano.
La serata conclusiva non era però solo un commiato: era anche la risposta a una domanda aperta dall’intera edizione, ovvero se il festival riuscisse a tenere la promessa di rinnovarsi senza perdere il filo che lo lega al centro storico di Modica. La risposta è arrivata sotto forma di concerto.
A chiudere Scenari 2026 è stato Antonio Dimartino, cantautore palermitano tra i più apprezzati della scena italiana, in collaborazione con l’associazione Riad e affiancato da Fabrizio Cammarata. Quasi un’ora e mezzo di musica sotto la chiesa di San Giorgio, in un finale che Dimartino ha definito «il posto più bello dove abbia mai suonato». Prima di lui, sul palco è salito Claudio Covato, giovane cantautore di Rosolini che alterna dialetto e italiano nelle sue canzoni.
L’ultimo fine settimana
Il weekend finale era cominciato giovedì 24 luglio con una delle serate più attese dell’edizione: Scenari al Tramonto, dal Belvedere dell’Idria, dove oltre trecento persone hanno ascoltato Carlo Cottarelli dialogare con il professore Paolo Magri sul tema Dopo le guerre, che mondo ci aspetta?. Cottarelli, tra le voci più autorevoli in Italia sulla finanza pubblica, ha raccontato il suo ultimo libro Senza giri di parole (Mondadori), in cui sostiene che l’Italia e l’Europa devono smettere di raccontarsi favole su debito pubblico, produttività stagnante e transizione energetica.
Venerdì 24, sotto la scalinata di San Pietro, è toccato a Mario Calabresi. Il giornalista ed ex direttore di La Stampa e La Repubblica ha presentato Alzarsi all’alba (Mondadori) — lo stesso libro scelto come testo della prova di italiano all’ultimo Esame di Maturità. Calabresi ha ricordato quella coincidenza con ironia, riferendo le parole di due ragazzi al firmacopie: il libro «mi ha salvato», gli avevano detto. Sul palco ha riflettuto sul tempo delle comodità e su come gli adulti trasmettono alle nuove generazioni il senso della fatica e della conquista, senza farne un’epopea.
Sabato 25, nel sagrato della Madonna delle Grazie, è arrivato Franco Arminio. Il poeta ha tenuto una lectio a partire dal suo L’incredibile non si può dire a tutti (Rizzoli), spaziando poi su molti temi, fino a comporre e leggere una poesia dedicata a Modica. Nei versi ha paragonato la città a Matera — «lì la città è scavata con le unghie, qui hanno fatto cento chiese» — e ha descritto il centro storico come «una vasta ragnatela posata sul paesaggio». A chi lo ha accolto ha detto di essersi sentito «sciolto e commosso allo stesso tempo», definendolo «un intreccio raro», e ha aggiunto: «Sicuramente tornerò a Modica».
A tirare le fila dell’edizione è stata Piera Ficili, direttrice artistica del festival e anima del Mondadori BookStore di Modica, che domenica sera — come già aveva fatto all’apertura del 20 giugno — ha chiuso con un «Viva Modica» rivolto alla piazza. Nel suo post di chiusura ha scritto: «Scenari 2026 finisce qui, ma il cuore del centro storico continua a battere ogni giorno. Tornate a viverlo, scoprirlo e farlo vostro […]. La cultura unisce, crea dialogo e rafforza la nostra comunità. Grazie a tutti e arrivederci alla prossima edizione». La sesta edizione non ha ancora una data.



