Un bambino di sette anni è morto all’ospedale Garibaldi Nesima di Catania dopo essere stato ricoverato nel reparto di Rianimazione Pediatrica, diretto dal dott. Giuseppe Calabrese. Il piccolo è stato dichiarato in morte cerebrale al termine di ogni tentativo terapeutico messo in atto dall’équipe sanitaria. La data esatta del decesso non è precisata nella documentazione disponibile.
Nel momento più difficile, i genitori hanno dato il consenso alla donazione degli organi. Sono stati prelevati fegato, reni e cornee, resi disponibili per altrettanti pazienti in attesa di trapianto attraverso la rete nazionale gestita dal Centro Nazionale Trapianti.
L’intervento ha richiesto il coordinamento di più strutture. Hanno partecipato équipe specialistiche dell’Ismett di Palermo, del Policlinico di Bari e dell’Unità operativa complessa di Oculistica dello stesso ospedale catanese — tre centri diversi, chiamati a muoversi in tempi stretti per garantire la vitalità degli organi da trapiantare.
Il direttore generale del Garibaldi, Giuseppe Giammanco, ha commentato la vicenda sottolineando il valore della scelta della famiglia. Ha parlato di un “gesto di straordinario altruismo” da parte dei genitori del bambino, capaci — nelle sue parole — di “donare speranza e futuro ad altre persone” proprio nel momento del lutto più grande.
La direzione strategica dell’ospedale ha esteso il ringraziamento a tutti i professionisti coinvolti nel percorso assistenziale e nelle fasi di accertamento e prelievo. Un passaggio è stato riservato all’équipe della Rianimazione Pediatrica, allo stesso dott. Calabrese e al dott. Giosuè Chisari, ai quali è stata riconosciuta la sensibilità dimostrata nell’assistenza al piccolo paziente e alla sua famiglia. Il ringraziamento si è esteso anche alla direzione del presidio di Nesima e all’équipe multidisciplinare attivata in tempo reale, oltre che agli anestesisti Giuseppe Calabrese e Chiara Parlato.
Un ruolo centrale, in una procedura di questo tipo, spetta sempre al Coordinamento Trapianti: quello del Garibaldi è composto dalla dott.ssa Ilenia Bonanno, dal dott. Bruno Longo e dal dott. Francesco Piazza. È il loro lavoro di raccordo tra reparti, laboratori e centri riceventi a rendere possibile — nell’arco di poche ore — il passaggio da un lutto familiare a un intervento salvavita per altre persone.
Le donazioni pediatriche restano rare rispetto a quelle degli adulti, proprio per la difficoltà emotiva della scelta che i genitori sono chiamati a compiere in circostanze del genere. Non sono al momento diffusi dati su chi abbia ricevuto gli organi del bambino, né sulle loro condizioni cliniche attuali.



