Danilo e Leandro Giurdanella, figli di un paziente ricoverato dal 5 agosto, hanno voluto ringraziare pubblicamente l’équipe di Cardiologia e dell’Unità di Terapia Intensiva Coronarica (UTIC) dell’ospedale Giovanni Paolo II di Ragusa. I due fratelli hanno scritto una lettera aperta per raccontare l’assistenza ricevuta dal padre durante le settimane di degenza, descrivendo il lavoro del personale sanitario come un esempio di professionalità e umanità.
Il reparto di Cardiologia è diretto dal dottor Antonino Nicosia, primo destinatario del ringraziamento dei due fratelli per l’attenzione dimostrata nel corso del ricovero. Nella lettera, Danilo e Leandro Giurdanella raccontano di aver trascorso in ospedale «molte ore, molti giorni e molte notti» accanto al padre, un tempo che ha permesso loro di osservare da vicino il lavoro clinico di medici e infermieri, il modo in cui i pazienti vengono trattati e la disponibilità mostrata verso i familiari.
Il ringraziamento più esteso è per la dottoressa Alessandra Sanfilippo, medico del reparto. «La sua disponibilità, il modo sempre gentile di parlare con nostro padre e con noi e la sensibilità dimostrata in momenti molto delicati sono cose che non dimenticheremo», scrivono i due fratelli nella lettera.
Un altro ringraziamento è rivolto al dottor Giuseppe Campisi, medico della Cardiologia, con cui Danilo e Leandro Giurdanella raccontano di essersi confrontati più volte durante il ricovero, apprezzandone la disponibilità nei confronti del padre e della famiglia. La lettera si rivolge infine a tutti gli altri medici della Cardiologia, agli infermieri e agli operatori sanitari dell’UTIC che hanno seguito il paziente durante la degenza.
Danilo e Leandro Giurdanella spiegano perché hanno scelto di rendere pubblico il ringraziamento: della sanità, scrivono, si parla soprattutto quando qualcosa non funziona, mentre le esperienze positive restano spesso private. «Per una famiglia conta molto sapere che il proprio caro viene trattato con rispetto, attenzione e delicatezza», si legge nella lettera, che indica nella disponibilità all’ascolto e nella pazienza nelle spiegazioni due elementi che, per chi vive un ricovero, fanno la differenza.
Nella parte finale della lettera, i due fratelli riflettono sul senso di essere rimasti accanto al padre in un reparto ospedaliero per settimane: «Sono aspetti che, da fuori, forse non si colgono fino in fondo. Quando però si è lì, accanto a una persona cara, diventano importanti».



