Il cammino mariano di Modica è una iniziativa che collega insieme le chiese di San Pietro, Santa Maria di Betlem, Carmine e San Paolo. Un progetto di accoglienza del visitatore e di catechesi verso i numerosi turisti che quotidianamente visitano la capitale della Contea. Per ottemperare a questi scopi rimane fondamentale avviare una ricerca storica, sistemica e costante, che metta ordine e verifichi le informazioni di quello che sappiamo in previsione di acquisire nuove informazioni e riempire vuoti narrativi e culturali in relazione a date, artisti e significati delle opere.
La chiesa di San Paolo è stata da tempo oggetto di studio e approfondimento tanto per le opere in essa contenute quanto per le iniziative relative ai Teleri da poco restaurati. L’attenzione si è quindi posta sul grande affresco della navata centrale che colpisce immediatamente il visitatore non appena entra nella piccola chiesa dedicata all’apostolo delle genti.
Oggi, a seguito di ricerche condotte da Valerio Petralia e da Paolo Segreto dell’Associazione La via delle Collegiate, è possibile chiarire il significato, e in parte la storia, di tale opera adottando ovviamente un carattere di prudenza nella verifica delle fonti e nel confronto con gli storici dell’arte.
Fin ora l’affresco è stato definito dagli studiosi e ricercatori come La gloria di Maria o la Gloria della Madonna. Tuttavia, la presenza di un piccolo cartello sorretto da un putto è stata la base di partenza attraverso la quale si è voluto approfondire l’opera. Il cartello, nell’affresco modicano, riporta “GUSTOS CLEMENTIA MUNDI”. Una frase dal significato criptico che ha rivelato subito un errore di ortografia laddove, probabilmente in un recente restauro, l’originaria “C” è diventata “G”. La menzione corretta è infatti “CUSTOS CLEMENTIA MUNDI” – “CLEMENZA, CUSTODE DEL MONDO”.
Da qui quindi un’avventurosa ricerca che permette oggi di collegare l’affresco ad un’opera dell’artista Carlo Maratti che operava nella Roma dei Papi in piena epoca barocca.
La storia, infatti, si collega all’elezione di Papa Clemente X al secolo cardinale Emilio Altieri. Gli Altieri erano un’antica e dinamica famiglia aristocratica romana il cui palazzo, Palazzo Altieri, insiste tutt’oggi in Piazza del Gesù. Nel 1670 il cardinale Emilio Altieri viene eletto Papa con il nome di Clemente X dopo quattro mesi di conclave, uno dei più lunghi della storia. Per gli Altieri l’elezione di un membro della loro famiglia è un impulso alle ambizioni di ascesa sociale e si decide per ampliare e abbellire il Palazzo di famiglia. All’artista Carlo Maratta viene affidato l’incarico di decorare il salone in cima allo scalone monumentale. Si decide per un grande affresco il cui modello di riferimento doveva essere “il Trionfo della Provvidenza”, opera realizzata quarant’anni prima da Pietro da Cortona per palazzo Barberini come esaltazione della gloria della famiglia del pontefice regnante Urbano VIII al secolo Maffeo Barberini.
Con un analogo intento l’affresco per Palazzo Altieri viene messo a punto in un’ottica quasi opposta a quello dei Barberini. Dove nell’affresco di Pietro da Cortona trionfano l’abbondanza e l’esuberanza barocca nell’affresco degli Altieri tutto viene riportato alla grandiosa compostezza degli ideali classicisti che di lì a poco si sarebbero affermati nella cultura del Settecento.
L’affresco di Maratta e quello di Modica sono sostanzialmente uguali. Una copia quasi perfetta. In entrambi, infatti, possiamo osservare la stessa lettura iconografica:
La scena centrale dell’affresco raffigura un impianto piramidale che culmina nell’apoteosi della virtù rappresentata con sembianze femminili con lo scettro della Divina Provvidenza in una mano e il ramoscello d’ulivo nell’altra. La identifica un cartiglio retto da un putto che riporta la scritta “CUSTOS CLEMENTIA MUNDI”. La frase “Custos clementia mundi” (in latino “Clemenza, custode del mondo”) ha un’origine classica. Questa citazione deriva originariamente dall’opera del poeta tardo-antico Claudio Claudiano (nel suo Panegirico per il consolato di Stilicone, v. 9), dove la Clementia è celebrata come una divinità primordiale che ha dissipato il caos e porta equilibrio nell’universo.
Al di sotto, nell’affresco, troviamo l’allegoria della Prudenza, della Giustizia e dell’Abbondanza. Il giovane uomo che regge il Gonfalone nell’opera di Maratta raffigura Gaspare Altieri, erede e continuatore della discendenza della famiglia, nell’affresco modicano ha un volto generico e non è identificabile. Al di sotto, nelle quattro figure alate si riconoscono le Quattro Stagioni, tra cui l’inverno rappresentato da un angelo che versa piccole nuvole di pioggia da un catino.
La famiglia Ragazzi non era nuova a realizzare simili opere, sintomo di una committenza colta che proiettava Modica e il territorio della contea in uno scenario nazionale ed internazionale. La presenza di tali opere non ha nulla a che vedere con il concetto contemporaneo di semplice “copia” ma come l’esigenza e la volontà di un territorio di dimostrare la propria capacità economica, artistica e culturale. La volontà di essere protagonisti al pari dei grandi centri culturali del mediterraneo e dell’Europa continentale.
Questa scoperta arricchisce il patrimonio culturale di Modica, aprendo la città a nuove prospettive di ricerca ancora tutte da esplorare.
Rimane da capire, per quanto riguarda l’affresco, se la citazione di un’opera riferibile a Papa Clemente X possa nascondere altre vicende che legano la Chiesa Madre di San Pietro Apostolo, di cui la chiesa di San Paolo era filiale, e il papato in un periodo in cui importanti personalità della contea facevano spola per portare nella città eterna istanze e richieste da parte di un territorio vivo e dinamico come la Contea di Modica.




