Negli ultimi dieci anni la Sicilia ha registrato una perdita di 56mila laureati, mentre cresce il numero dei giovani che scelgono di studiare o lavorare lontano dall’Isola. I dati richiamati da Confcommercio Sicilia, sulla base delle più recenti analisi Svimez, evidenziano un fenomeno che secondo l’associazione rischia di compromettere la capacità di sviluppo del territorio e di aggravare il divario con il resto del Paese.
A lanciare l’allarme è il presidente regionale di Confcommercio Sicilia, Gianluca Manenti, che definisce i numeri «una denuncia pesante» e richiama l’attenzione sulla progressiva perdita di capitale umano qualificato.
Secondo i dati citati, tra il 2002 e il 2024 quasi 350mila laureati under 35 del Mezzogiorno si sono trasferiti nelle regioni del Centro-Nord, con una perdita netta di circa 270mila giovani formati. A questi si aggiungono oltre 63mila laureati che hanno lasciato l’Italia, determinando un saldo negativo di circa 45mila unità.
Un elemento che emerge dalle analisi riguarda la crescente mobilità degli studenti. Nell’anno accademico 2024-2025 quasi 70mila studenti meridionali frequentano atenei del Centro-Nord, pari al 13% del totale. La percentuale sale al 21% nelle facoltà scientifiche e tecnologiche.
Secondo Manenti, «chi parte per studiare non torna più», ricordando che l’88,5% dei laureati formatisi al Nord rimane poi a lavorare nelle stesse aree.
Negli ultimi vent’anni è cambiata anche la composizione dell’esodo: se nel 2002 i laureati rappresentavano circa il 20% dei migranti meridionali, nel 2024 la quota è salita al 60%. Sempre più spesso a lasciare il Sud sono i profili con una formazione elevata.
Confcommercio Sicilia richiama anche l’impatto economico del fenomeno. Le stime riportate indicano che ogni anno il Mezzogiorno trasferisce indirettamente al resto del Paese circa 6,8 miliardi di euro di investimenti in istruzione e formazione, senza beneficiarne sul piano produttivo.
Sul fronte demografico, la comunità dei siciliani residenti all’estero ha raggiunto quota 844mila persone, la più numerosa tra le regioni italiane.
Le analisi citate dall’associazione evidenziano anche una marcata componente femminile del fenomeno: dal 2002 al 2024 sono emigrate 195mila donne laureate, 42mila in più rispetto agli uomini. Persistono inoltre differenze salariali, con retribuzioni medie inferiori per le giovani laureate del Mezzogiorno rispetto alle colleghe del Nord-Ovest.
Manenti richiama infine l’attenzione sul fenomeno degli anziani che lasciano la Sicilia per raggiungere i familiari emigrati o per accedere a servizi sanitari fuori regione. «Senza capitale umano non c’è sviluppo, e senza sviluppo non c’è futuro», osserva il presidente di Confcommercio Sicilia, chiedendo una strategia condivisa per contrastare lo spopolamento qualificato.



