L’estate 2026 non allenta la presa. Sull’Italia pesa ancora un anticiclone subtropicale ai massimi storici, che nei giorni precedenti Ferragosto farà segnare una nuova accelerazione con temperature attese fino a 40-41°C su alcune città. La quarta ondata di calore della stagione, iniziata intorno al 28-29 luglio, è la più lunga delle quattro che si sono succedute da fine maggio senza che una vera rinfrescata le separasse.
Il tratto inedito di quest’estate, però, non è solo il caldo in sé: è la velocità con cui le condizioni meteorologiche stanno superando qualunque parametro di riferimento storico. Il primato dell’estate 2003 — che gli scienziati calcolavano avesse un tempo di ritorno di circa cinquecento anni — è stato eguagliato nel 2022 e ora, a soli quattro anni di distanza, viene di nuovo messo in discussione.
Nei prossimi giorni un temporaneo indebolimento del bordo settentrionale dell’anticiclone lascerà spazio a correnti più fresche in quota sul Nord Italia fino all’inizio della settimana. Ma tra martedì 11 e mercoledì 12 agosto l’alta pressione si rafforzerà di nuovo, portando aria calda in quota anche sulle regioni settentrionali. Notti tropicali — con minime sopra i 25°C — continueranno a colpire le grandi città: Torino, Milano, Bologna, Firenze, Roma. Lo zero termico sulle Alpi si mantiene oltre i 4.000 metri, dato che da solo misura l’anomalia in corso.
Il caldo prolungato genera un paradosso atmosferico: proprio perché l’energia accumulata nei bassi strati è enorme, basta un modesto impulso fresco in quota per scatenare temporali violenti. Le celle convettive si formano in pochi minuti, scivolano rapidamente dai rilievi verso la pianura e portano grandine e fulmini. Fenomeni locali — ma potenzialmente distruttivi — destinati a ripetersi finché l’anticiclone non arretrerà davvero.
La siccità intanto avanza. Al Nord, nonostante le piogge abbondanti dello scorso inverno, molte regioni segnalano una carenza idrica crescente. Le precipitazioni estive si concentrano quasi esclusivamente sulla fascia alpina e prealpina, lasciando il resto del Paese in condizioni di stress idrico.
Sul piano climatico, l’estate 2026 si inserisce in una tendenza che il meteorologo Andrea Meloni di TempoItalia.it descrive come l’affermarsi di una «quinta stagione»: almeno un mese del trimestre estivo risulta ormai sistematicamente bollente. La distribuzione delle temperature medie si è spostata su livelli che fino a pochi decenni fa non esistevano. La causa è nota: l’atmosfera risponde con trenta-quarant’anni di ritardo alle emissioni di anidride carbonica, il che significa che il caldo degli anni Novanta sta producendo effetti solo adesso — e nessuno sa ancora con precisione come risponderà il sistema nei prossimi decenni.
Una possibile rottura arriverà, ma non prima del 20 agosto. I modelli a lungo termine — con la cautela che l’orizzonte impone — indicano tra il 16 e il 18 agosto un possibile allentamento della morsa del caldo, seguito da una fase di instabilità più marcata. Aria atlantica più respirabile potrebbe filtrare sul Mediterraneo entro fine mese, senza che questo segni la fine dell’estate: le temperature rimarrebbero comunque sopra la media. Nel frattempo il modello europeo ECMWF segnala per il 2027 la possibilità di un nuovo primato termico globale.
Le previsioni a medio termine guardano già oltre il weekend di Ferragosto: alcune valutazioni internazionali indicano che il 2026 potrebbe fare da apripista ad annate altrettanto roventi nei prossimi anni, accelerando ulteriormente una tendenza che, secondo gli scienziati, non procede in modo lineare. Superata una certa soglia, anche mezzo grado in più produce oggi effetti incomparabilmente più gravi rispetto a quanto avveniva cinquant’anni fa.



