Modica prova a costruire una rete stabile per promuovere la donazione di sangue, organi, tessuti e midollo. È questo il messaggio emerso dal convegno “Donare per vivere: prospettive e responsabilità”, promosso da Avis Modica e Avis Provinciale Ragusa insieme alle associazioni ADMO, AIDO, AIL e ATCOM, impegnate rispettivamente nella donazione di midollo, di organi, nella lotta alle leucemie e nei trapianti di cuore, svoltosi sabato all’Atrio Comunale del Comune di Modica.
L’incontro ha riunito istituzioni, sanità, scuola e terzo settore attorno a un obiettivo condiviso: trasformare la sensibilizzazione alla donazione di sangue, organi, tessuti e midollo in una rete territoriale stabile e capillare.
A moderare i lavori la Dott.ssa Letizia Frasca, psicoterapeuta e componente del direttivo di Avis Modica, che ha aperto i lavori augurandosi che l’incontro sia un punto di partenza e non un evento isolato.
I saluti istituzionali sono stati portati dalla Dott.ssa Maria Monisteri Caschetto, Sindaco di Modica, che ha sottolineato come “il territorio ragusano rappresenta da anni un esempio virtuoso nel campo della donazione del sangue – ha sottolineato – Oggi, però, siamo chiamati a compiere un ulteriore passo avanti sul tema della donazione degli organi. Quando si lavora insieme, superando divisioni e particolarismi, si riesce a generare una vera cultura della solidarietà e della responsabilità”.
Il Dott. Salvatore Poidomani, Presidente di Avis Provinciale Ragusa, ha richiamato il valore civico del volontariato e annunciato l’intenzione di avviare, a partire dal prossimo settembre, una campagna di promozione strutturata sul territorio, realizzata insieme a istituzioni, scuola, sanità e associazioni e sostenuta dal Libero Consorzio Comunale di Ragusa. “Donare significa assumersi una responsabilità concreta verso gli altri e verso il futuro – ha detto Poidomani – Per questo è fondamentale costruire un percorso condiviso che coinvolga associazioni, istituzioni e scuola”.
Per l’Ufficio Scolastico Territoriale di Ragusa è intervenuta la dirigente Dott.ssa Daniela Mercante, che ha ribadito il ruolo della scuola come “comunità educante” nella formazione delle coscienze civiche, citando esperienze come il progetto “Capaci di donare” e il concorso “Nicholas Green”. “Nessuna istituzione può raggiungere questi obiettivi da sola: serve una comunità educante fatta di scuola, famiglie, associazioni, sanità e istituzioni”, ha detto.
A portare i saluti per Avis Modica, in delega del Presidente Luca Hanna, il Vicepresidente Giovanni Frasca, che ha ricordato il valore del dono di sangue e midollo per la comunità modicana impegnata in percorsi di cura oncologica. “Dietro ogni donazione ci sono persone, famiglie e storie che spesso non conosciamo, ma che vengono profondamente cambiate da un gesto di generosità – ha sottolineato Frasca a nome del direttivo AVIS Modica – È importante continuare a costruire reti di solidarietà capaci di trasformare la sensibilità individuale in un aiuto concreto per la comunità”.
La parte tecnico-scientifica del convegno si è aperta con l’intervento della Dott.ssa Anna Maria Fantauzzi, antropologa ed etnopsicologa, docente all’Università di Torino e Presidente di Prati-care ODV, che ha proposto una lettura antropologica della donazione: dal dono classico fondato sulla reciprocità al “dono agli sconosciuti” proprio della donazione di sangue e organi, mediato dalle associazioni per evitare un debito morale insostenibile tra donatore e ricevente. Richiamando il pensiero filosofico sulla responsabilità verso l’altro e verso le generazioni future, la studiosa ha lanciato un appello a trovare nuovi linguaggi capaci di coinvolgere i giovani nella donazione. “Dal punto di vista antropologico il dono non è soltanto un gesto individuale, ma uno dei pilastri su cui si fondano le relazioni sociali – ha aggiunto – Perché questa cultura possa crescere è fondamentale alimentare la fiducia nelle istituzioni e rafforzare il riconoscimento sociale del valore del donatore”.
La Dott.ssa Francesca Corsaro, coordinatrice locale dell’ASP di Ragusa per il procurement di organi e tessuti, è partita da dati concreti, illustrando il divario tra i tassi di donazione: 13 donatori per milione di abitanti in Sicilia contro i 49 di Veneto, Spagna e Portogallo, a fronte di una media nazionale di 30. Tra le cause, la scaramanzia, la paura della malattia e la disinformazione mediatica. Corsaro ha portato come esempio il caso di Geraci Siculo, primo comune in Italia e in Europa con il 100% di iscrizioni all’Aido dopo la morte di una bambina del paese. “Molte persone sono favorevoli alla donazione degli organi, ma spesso non compiono il passo decisivo per paura, disinformazione o semplice difficoltà ad affrontare temi come la malattia e la morte – ha concluso – Ogni donazione può trasformare una perdita in una possibilità di vita per altre persone”.
E di dati concreti ha parlato anche il Dott. Francesco Bennardello, Direttore dell’U.O.C. di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale (SIMT) dell’ASP di Ragusa, con i numeri che raccontano la generosità del territorio: nel 2025 la provincia di Ragusa ha registrato 143 donazioni ogni 1.000 residenti, quasi il triplo della media nazionale (51), grazie a una rete capillare di centri e punti di raccolta integrata con le sedi Avis. Bennardello ha ricordato che il sangue resta “l’unico farmaco che non può essere prodotto in laboratorio”, portando anche i saluti del Direttore Generale dell’ASP, Dott. Giuseppe Drago, assente per altri impegni istituzionali.
A chiudere i lavori, le testimonianze dirette dei rappresentanti delle associazioni dei donatori: Claudio Cannì per ADMO, Giuseppe Granato per AIDO e Angela Capitano per AIL che hanno raccontato, con le loro storie, l’esperienza quotidiana della cultura del dono.



