Le partite IVA iscritte alla Gestione Separata INPS che nel 2025 hanno visto calare molto i guadagni hanno tempo fino al 31 ottobre 2026 per chiedere l’ISCRO. È un’indennità o bonus che arriva fino a 817,69 euro al mese per sei mesi.
ISCRO sta per Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa. È diventata una misura strutturale dal 2024. Per il 2026 l’assegno mensile va da un minimo di 255,53 euro a un massimo di 817,69 euro. L’importo è pari al 25% della media dei redditi da lavoro autonomo del 2023 e del 2024, rapportata a sei mesi. La somma è tassata e non dà diritto a contributi figurativi.
Non spetta a tutti i titolari di partita IVA. Possono chiederla soltanto i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata che esercitano un’attività professionale in modo abituale.
Servono questi requisiti: partita IVA attiva da almeno tre anni; reddito da lavoro autonomo del 2025 inferiore al 70% della media del 2023 e del 2024; reddito 2025 non superiore a 12.749,18 euro; regolarità nei versamenti contributivi; nessuna pensione diretta e nessuna iscrizione ad altre forme previdenziali obbligatorie; nessun Assegno di Inclusione in corso.
L’ISCRO non si può cumulare con alcune prestazioni, tra cui NASpI e DIS-COLL. Chi la ottiene deve inoltre partecipare ai percorsi di aggiornamento professionale previsti dalla normativa.
La domanda si presenta all’INPS online, sul portale dell’Istituto, con il servizio dedicato all’indennità. Per entrare servono SPID, CIE o CNS. Chi non ha le credenziali può rivolgersi a un patronato o al Contact Center INPS. Nella domanda vanno dichiarati i redditi da lavoro autonomo utili a verificare i requisiti, se non sono già presenti negli archivi dell’Istituto.
L’indennità parte dal giorno successivo alla presentazione della domanda e dura sei mesi, a patto che il beneficiario continui a rispettare i requisiti.
C’è anche un limite temporale. L’ISCRO non si può chiedere nei due anni successivi a quello in cui si è cominciato a riceverla. Chi l’ha percepita a partire dal 2024 o dal 2025, quindi, nel 2026 resta escluso. Il divieto non vale per chi aveva presentato domanda senza ottenerla, per esempio perché respinta, purché oggi abbia tutti i requisiti.
Il beneficio si perde se durante l’erogazione si chiude la partita IVA, si ottiene una pensione diretta, ci si iscrive a un’altra forma previdenziale obbligatoria o si comincia a ricevere l’Assegno di Inclusione.




