Con l’autunno tornano raffreddori e tosse, e con loro le tisane della tradizione. Tra le piante più usate c’è il timo, che negli Iblei cresce spontaneo nelle garighe e dà uno dei mieli più tipici del territorio. Ma che cosa dicono davvero le autorità sanitarie europee sul suo impiego contro la tosse? La risposta è prudente: l’uso è riconosciuto come tradizionale, le prove cliniche restano deboli e ci sono limiti precisi per bambini, gravidanza e allattamento.
Che cosa riconosce l’Agenzia europea dei medicinali
Il comitato per i medicinali vegetali dell’Agenzia europea dei medicinali (EMA) ha pubblicato nel 2014 una
monografia sulle parti aeree di due specie, Thymus vulgaris e Thymus zygis. L’indicazione è una sola: medicinale vegetale tradizionale per la tosse produttiva, cioè con catarro, associata al raffreddore.
«Tradizionale» ha un significato preciso. Secondo la
sintesi per il pubblico dell’EMA, vuol dire che il prodotto è considerato plausibilmente efficace e sicuro sulla base di un uso di almeno 30 anni, non di studi clinici che ne dimostrino l’efficacia. L’EMA non ha riconosciuto al timo un «uso ben consolidato», la categoria riservata alle piante con prove scientifiche adeguate.
Anche l’olio essenziale di timo ha una sua
scheda EMA, sempre come uso tradizionale: per bocca per la tosse con catarro, oppure sulla pelle o nell’acqua del bagno per i sintomi di tosse e raffreddore.
Che cosa dicono gli studi
Nella
relazione di valutazione l’EMA osserva che non esistono studi randomizzati e controllati con placebo sul timo usato da solo. L’unico studio citato su un preparato a base di solo timo, del 1994, ha confrontato in 60 adulti con tosse produttiva uno sciroppo di timo e un farmaco mucolitico, la bromexina, per cinque giorni, senza trovare differenze. È uno studio piccolo, senza placebo, con un preparato descritto in modo incompleto: non permette conclusioni.
Gli studi più ampi riguardano combinazioni di timo con altre piante, come edera o primula. L’EMA li ha considerati soprattutto per valutare la sicurezza, non come prova che il timo da solo funzioni. Gli studi osservazionali sui bambini, secondo la stessa relazione, non sono sufficienti.
Che cosa non è dimostrato
Nessuna delle fonti consultate sostiene che il timo prevenga raffreddore o influenza, né che «rafforzi le difese». Non sostituisce il vaccino antinfluenzale né i farmaci prescritti dal medico. La monografia EMA, inoltre, riguarda solo Thymus vulgaris e Thymus zygis: non dice nulla sul timo selvatico degli Iblei, Thymus capitatus, di cui sono stati studiati in Sicilia soprattutto i composti chimici dell’olio essenziale, non gli effetti sulla salute.
Come si usa secondo la monografia
Il timo si assume solo per bocca. Per adulti e ragazzi dai 12 anni la monografia indica una tisana preparata con 1-2 grammi di erba sminuzzata in 150 millilitri di acqua bollente, da bere 3-4 volte al giorno. Per estratti, tinture e sciroppi valgono le dosi del foglietto illustrativo: le tinture contengono alcol.
Tra i 4 e i 12 anni sono previsti solo alcuni estratti liquidi, alle dosi indicate in confezione. Sotto i 4 anni l’uso non è raccomandato. Se i sintomi durano più di una settimana bisogna rivolgersi al medico, e subito in caso di affanno, febbre o catarro purulento.
Controindicazioni, interazioni e cautele
Il timo non va usato da chi è allergico al timo o ad altre piante della stessa famiglia, le Lamiaceae, dette anche Labiate. Tra gli effetti indesiderati la monografia indica disturbi di stomaco; la relazione di valutazione riporta rari casi di reazioni allergiche anche gravi.
Per gravidanza e allattamento la sicurezza non è stata stabilita, quindi l’uso non è raccomandato. Sulle interazioni con i farmaci la monografia riporta che non ne sono state segnalate: un dato che indica l’assenza di segnalazioni, non la prova che non esistano. Chi ha malattie croniche o assume terapie continuative dovrebbe parlarne con il medico o il farmacista.
L’olio essenziale richiede più attenzione: per bocca o sulla pelle è previsto solo negli adulti, nel bagno solo sopra i 3 anni, mai sul viso. Il bagno caldo completo è sconsigliato con ferite aperte, malattie della pelle, febbre alta, infezioni gravi, ipertensione, insufficienza cardiaca o gravi problemi circolatori.
Il miele e la tosse dei bambini
Spesso al timo si associa il miele. Una
revisione Cochrane del 2018, su sei studi e 899 bambini da 1 a 18 anni, conclude che il miele probabilmente riduce la tosse acuta più del placebo o di nessun trattamento, con un beneficio di breve durata. Ma sotto l’anno di età il miele non va mai dato: l’
Istituto Superiore di Sanità lo sconsiglia per prevenire il botulismo infantile.
Il timo degli Iblei
Negli Iblei cresce il Thymus capitatus, in dialetto «satra», l’unica specie da cui si ricava un miele monoflora. Il
miele di timo ibleo è un Presidio Slow Food: le api lo producono tra fine maggio e inizio agosto nelle garighe tra le province di Ragusa e Siracusa. La Fondazione Slow Food segnala che le rese sono calate da circa 6 chili per arnia nelle annate migliori a circa 2 e indica tra le minacce gli incendi e la raccolta indiscriminata della pianta. Come il miele di carrubo, che viene dall’
albero simbolo degli Iblei, è un prodotto del territorio da gustare, non un farmaco.
Per chi soffre di tosse in queste settimane, la prima indicazione resta quella del medico. Contro l’influenza la prevenzione passa dal vaccino: a Ragusa la
campagna antinfluenzale è in corso fino al 28 febbraio 2027. Per la tosse secca, diversa da quella con catarro di cui si occupa la monografia sul timo, abbiamo raccolto i
rimedi naturali per la tosse secca più diffusi.