C’è tempo fino a lunedì 26 ottobre per presentare il modello 730 integrativo e recuperare il trattamento integrativo, l’ex bonus Renzi, non ricevuto in busta paga nel 2025. L’importo può arrivare a 1.200 euro all’anno, esentasse.
Il beneficio spetta ai lavoratori dipendenti, a chi percepisce alcuni redditi assimilati e a chi riceve prestazioni di sostegno al reddito come la Naspi. Sono esclusi i pensionati. Di solito è il datore di lavoro a riconoscerlo nel cedolino, senza bisogno di domanda, ma calcola l’importo sulla base delle informazioni di cui dispone. Chi ha cambiato impiego, ha avuto più rapporti di lavoro nello stesso anno o ha incassato altri redditi, come l’affitto di un immobile, può aver ricevuto meno del dovuto oppure nulla. In altri casi la somma risulta riconosciuta nei documenti fiscali ma non è mai stata versata.
Fino a 15mila euro di reddito complessivo il bonus arriva a 1.200 euro, a patto che l’imposta lorda superi la detrazione da lavoro dipendente diminuita di 75 euro e rapportata al periodo lavorato. Chi rientra nella no tax area, in genere fino a 8.500 euro di reddito da lavoro dipendente, potrebbe quindi non averne diritto. Tra 15.001 e 28mila euro il bonus spetta solo se alcune detrazioni superano l’imposta lorda: familiari a carico, interessi sul mutuo della prima casa, spese sanitarie, ristrutturazioni. In questo caso l’importo può essere più basso del massimo. Oltre i 28mila euro il bonus non spetta. Nel reddito vanno conteggiati anche gli affitti a cedolare secca, le mance tassate con imposta sostitutiva e alcune quote esenti di docenti, ricercatori e lavoratori impatriati. L’abitazione principale e le sue pertinenze restano escluse.
Per capire se il bonus è stato pagato bisogna controllare la Certificazione unica 2026, relativa ai redditi del 2025. Nel campo 390 il codice 1 indica che il datore di lavoro lo ha riconosciuto, il codice 2 che non lo ha fatto. Il campo 391 riporta l’importo effettivamente erogato. Gli stessi dati confluiscono nel rigo C14 del quadro C del 730.
Chi ha già inviato il 730 può presentare l’integrativo senza annullare la prima dichiarazione. La procedura vale quando la correzione porta a un credito maggiore o a un debito minore, oppure lascia invariato il risultato. Serve un Caf o un professionista abilitato. Il rimborso arriva in busta paga, tramite il sostituto d’imposta, oppure direttamente dall’Agenzia delle Entrate se non c’è un datore di lavoro che possa effettuare il conguaglio.
Se invece il ricalcolo è sfavorevole, con un credito più basso o più imposte da versare, si usa il modello Redditi Persone fisiche correttivo. Il bonus ricevuto in eccesso va restituito. Sopra i 60 euro la restituzione avviene con una trattenuta in busta paga divisa in otto rate uguali, a partire dallo stipendio interessato dal conguaglio.



