L’Assemblea regionale siciliana ha stanziato 1 milione di euro per l’acquisto di fili e clips biodegradabili da usare nelle serre al posto di quelli in plastica. Per Legambiente è un primo intervento contro le fumarole, ma non basta. L’associazione chiede al Libero Consorzio comunale di Ragusa un nuovo accordo di programma sui rifiuti agricoli e un impianto per gli scarti delle serre.
La proposta di un contributo regionale per sostituire i materiali in plastica era stata avanzata da Legambiente sei anni fa. L’associazione giudica la misura «lodevole ma non sufficiente», sia per l’entità dello stanziamento sia per il perimetro dell’intervento, limitato a fili e clips.
Secondo Legambiente, per la gestione di tutti gli altri rifiuti agricoli non è stato previsto alcun intervento. «Addirittura, nell’aggiornamento del piano regionale di gestione dei rifiuti speciali i rifiuti agricoli non sono neanche menzionati», sostiene l’associazione.
Da qui la richiesta al Libero Consorzio comunale di Ragusa di promuovere un nuovo accordo di programma, lo strumento previsto dall’articolo 206 del decreto legislativo 152. Il precedente accordo, secondo l’associazione, «non ha sortito alcun risultato». Lo strumento serve a organizzare sul territorio circuiti di raccolta che garantiscano la corretta gestione e la tracciabilità dei rifiuti agricoli. Punta anche a ridurne quantità e pericolosità, a semplificare gli adempimenti per i produttori e a rendere più efficaci i controlli. «Basterebbe copiare l’organizzazione delle decine e decine di provincie italiane che lo attuano adattandolo alla realtà locale», sostiene Legambiente.
Legambiente ha chiesto alla presidente del Libero Consorzio di dare mandato agli uffici di predisporre una bozza di accordo. In seguito andrebbero convocati tutti i soggetti coinvolti per arrivare alla proposta definitiva.
In parallelo, l’associazione propone di programmare un impianto di compostaggio o di digestione anaerobica dedicato soltanto agli scarti organici delle colture in serra, le fratte. Secondo Legambiente, molti piccoli e medi serricoltori non riescono a gestirle in azienda. Con l’impianto, sostiene l’associazione, «potrebbero ritornare nel terreno decine di migliaia di tonnellate di ammendante». Il terreno guadagnerebbe sostanza organica «in una regione che va sempre più velocemente verso la desertificazione».



