Tredici chilometri di valle scavata nel calcare, tra Modica e Ispica, con tombe dell’età del Bronzo, catacombe cristiane, chiese rupestri e interi quartieri di grotte abitati fino al terremoto del 1693. Cava d’Ispica è uno dei maggiori insediamenti rupestri della Sicilia e uno dei luoghi in cui la storia degli Iblei si legge senza interruzioni: secondo la Regione Siciliana la valle fu abitata con continuità dall’Antica età del Bronzo almeno fino al XIV secolo.
Una gola nel cuore dell’altopiano
La cava è una valle fluviale lunga circa 13 chilometri che incide l’altopiano ibleo. Il portale turistico della Regione la descrive come il solco scavato nel tempo dal torrente Pernamazzoni, affluente del fiume Ispica. La testata settentrionale si trova a circa 400 metri di altitudine, tra le contrade Serrapero e Baravitalla, nel territorio di Modica; verso sud la valle scende fino a Ispica, dove sorge il Parco della Forza.
Sono state la forma a gola, la roccia facile da scavare, la posizione difendibile e la vicinanza al mare, spiega l’assessorato regionale dei Beni culturali, a fare di questa valle uno dei più grandi insediamenti rupestri dell’isola.
Le tombe dell’età del Bronzo a Baravitalla
Le tracce più antiche sono nella parte alta della cava. A Baravitalla, nel 1986, sono stati individuati un villaggio e una necropoli della cultura di Castelluccio, la facies dell’età del Bronzo antico datata tra il 2200 e il 1450 avanti Cristo. Tra le tombe scavate nella roccia spicca quella detta «a finti pilastri», chiamata anche «Tomba del Principe»: secondo la scheda del FAI richiama i templi megalitici di Tarxien, a Malta.
Nel fondovalle è stato rinvenuto un edificio di età ellenistica, il cosiddetto Gymnasium: un’aula assembleare del III secolo avanti Cristo con iscrizioni in greco e un sedile scavato nella roccia lungo le pareti.
La Larderia e le catacombe cristiane
Il monumento più conosciuto della cava è la Larderia, all’estremità nord. È un cimitero paleocristiano del IV secolo dopo Cristo, lungo 42 metri ed esteso per oltre 500 metri quadrati: la Regione lo indica come la catacomba più nota e più grande della zona. All’interno si trovano loculi sovrapposti, fosse scavate nel pavimento, tombe ad arcosolio e una tomba a baldacchino.
Non è l’unico ipogeo. Vicino al quartiere del Cuozzu si apre il Camposanto, diviso in due ambienti, con sarcofagi e l’unico monogramma di Cristo ritrovato nella cava, inciso dentro un clipeo. Nello stesso ipogeo restano anche le tracce di una tomba a forno della prima età del Bronzo: segno di come gli stessi luoghi siano stati riusati a distanza di millenni.
Chiese nella roccia: Santa Maria e la Spezieria
Con l’età bizantina e poi normanna la cava si riempie di luoghi di culto scavati nel calcare. Nel quartiere trogloditico del Cuozzu si trova la chiesa rupestre di Santa Maria, che deve il nome a un affresco della Vergine accanto al Cristo in croce. Le tracce di un’iconostasi, la parete che separava l’altare dai fedeli, fanno pensare a una datazione in età normanna.
La Spezieria, sul Poggio Salnitro, è un’altra chiesa in grotta di stile bizantino, con il presbiterio a trifoglio. Fuori dal perimetro del parco c’è invece la chiesa rupestre di San Nicola, dell’alto Medioevo, usata come magazzino e stalla fino a pochi decenni fa: conserva strati di intonaco dipinto con una Vergine Glykophilousa, cioè la Madonna che accosta il volto a quello del Bambino, un San Nicola e un’Annunciazione.
Le Grotte Cadute, un paese su più piani
Il Medioevo ha lasciato a Cava d’Ispica veri e propri quartieri verticali. Le Grotte Cadute sono un insediamento di oltre cento grotte disposte su più file sovrapposte, collegate da botole che portavano ai piani superiori e dotate di silos per conservare le provviste. Furono abitate fino al terremoto del 1693. Nel vallone si trovano anche il cosiddetto Castello e il Convento, altri complessi rupestri.
Secondo la Regione, la parte settentrionale della cava fu abbandonata intorno al XIV secolo, mentre quella meridionale restò abitata con il centro di Spaccaforno, distrutto dal sisma del 1693.
Il Parco della Forza e l’antica Spaccaforno
All’imbocco meridionale, a Ispica, lo sperone roccioso della Forza fu abitato già nell’età del Bronzo e fino all’arrivo dei Greci. In età normanna fu rioccupato e diventò la rocca di Spaccaforno: il nome che la città conservò fino al 1935, quando prese quello di Ispica. Intorno allo sperone e nelle cave vicine, Cava Mortella e Barriera, l’insediamento rupestre è durato almeno fino al XVII secolo.
Chi gestisce il sito
L’area archeologica rientra nel Servizio Parchi archeologici di Kamarina e Cava d’Ispica del dipartimento regionale dei Beni culturali, con direzione a Ragusa, in via Cristoforo Colombo 2. Il servizio ha un ufficio per le relazioni con il pubblico (telefono 0932 249432) e una pagina sul portale dei parchi archeologici della Regione, dove sono pubblicati orari e biglietti. Prima di partire conviene controllare lì le aperture, che possono cambiare nel corso dell’anno.
Per chi arriva da Modica, la testata nord con la Larderia è il punto di partenza più vicino; da Ispica si raggiunge direttamente il Parco della Forza.



