A Marina di Acate le Suore Carmelitane Missionarie di Santa Teresa del Bambino Gesù hanno inaugurato domenica 20 settembre la nuova casa della loro comunità, Le Querce di Mamre, in via delle Rose. Il vescovo di Ragusa, monsignor Giuseppe La Placa, ha presieduto la messa, seguita dalla benedizione della sede, davanti a una partecipazione molto numerosa. La casa serve a sostenere il lavoro che le religiose portano avanti da anni accanto alle famiglie e ai lavoratori della Fascia Trasformata.
Le parole con cui monsignor La Placa ha salutato l’inaugurazione guardano al lavoro già fatto: «Una presenza che ha iniziato a far rifiorire tante speranze e a suscitare tante collaborazioni». Il cammino delle suore a Marina di Acate è partito in un territorio segnato da fragilità sociali e isolamento. Lo portano avanti con i laici di Tu.C.Um. (Tutti Custodi di Umanità), che condividono la missione di prossimità verso le persone più fragili. Con loro lavorano altri volontari e amici.
La giornata è cominciata con la messa al Presidio Caritas di via delle Palme. Durante l’offertorio una giovane coppia di origine rumena, amica della comunità, ha portato all’altare l’icona delle Querce di Mamre di Andrej Rublëv. Ora è nella cappella della nuova casa. L’icona raffigura i tre angeli accolti da Abramo presso le querce di Mamre e richiama l’ospitalità come luogo di incontro con Dio. Le suore l’hanno scelta come segno per la nuova casa. Dopo la messa, la benedizione della nuova casa in via delle Rose e un momento di festa.
Erano presenti il sindaco di Acate, Gianfranco Fidone, e altre autorità civili e militari. Con loro c’erano i rappresentanti della Caritas, le associazioni del territorio e i laici di Tu.C.Um. E molte famiglie, con i bambini che ogni giorno condividono la quotidianità con le suore. Per la Congregazione c’erano la priora generale, suor Ivana Calvo, e la priora provinciale, suor Monica Muccio, con i rispettivi Consigli e altre religiose. A fondarla furono la beata Maria Crocifissa Curcio, originaria di Ispica, e padre Lorenzo van den Eerenbeemt.
Nell’omelia il vescovo ha ricordato che le suore sono state chiamate a inserirsi in un cammino già avviato, quello della Caritas. La Caritas è presente a Marina di Acate da molti anni, in «questa vigna che il Signore protegge e custodisce». Ha definito la nuova comunità un luogo nel quale «si sperimentano speranza, accoglienza, semplicità di una prossimità che faccia sentire la presenza di Dio».
Ha poi invitato a collaborare chi si sente chiamato dal Signore. L’augurio è che questa «tenda», come le querce di Mamre, sia «luogo in cui i nostri fratelli possano trovare accoglienza, motivi e orizzonti di speranza per vivere la loro vita con quella serenità che ognuno di noi ricerca per la propria quotidianità». Ha infine ringraziato le suore, a nome della Chiesa locale, per il loro lavoro «in questa vigna del Signore qui ai Macconi».
Suor Ivana Calvo ha ripercorso l’arrivo delle suore a Marina di Acate nel gennaio 2022, per un mese di conoscenza: «Dopo i timori iniziali, siamo ripartite con la certezza nel cuore che il Signore ci chiamava in questo lembo di Sicilia, così vicino a tante di noi originarie del posto e, nello stesso tempo, così poco conosciuto nelle sue grandi problematiche e nelle sue sfide».
L’inaugurazione, ha aggiunto, «realizza un sogno fortemente desiderato e custodito nel cuore». Un sogno non portato avanti da sole: «fin dall’inizio abbiamo incontrato in Tu.C.Um. degli amici che hanno condiviso sin da subito il nostro desiderio e lo hanno accompagnato concretamente».
Suor Monica Muccio ha ringraziato il vescovo «per l’attenzione, la fiducia e la paterna vicinanza», il parroco don Mario Cascone e la parrocchia di Acate. Poi il sindaco, la Caritas e le associazioni con cui le suore lavorano in rete. Un pensiero è andato agli architetti Danilo Dimartino ed Elisa Muccio, che hanno seguito i lavori «con spirito di famiglia e dedizione», alla ditta esecutrice e alle maestranze.
Un grazie speciale è andato ai volontari e ai laici di Tu.C.Um.: «senza di voi questa missione non avrebbe potuto andare avanti. Avete condiviso con noi la fatica, il lavoro gratuito, le giornate lunghe, le stanchezze».
Suor Muccio ha chiuso l’intervento con un invito a proseguire: «Celebriamo un sogno condiviso che è diventato casa. E allora continuiamo a scommettere. A scommettere sulle persone, sulle relazioni, sulla fraternità. A scommettere sulla possibilità che, anche in una periferia, possa nascere qualcosa di bello, di buono, di profondamente evangelico».



