Antonio Giannone di Scicli ha raggiunto il 31 luglio Santiago de Compostela, in Galizia, al termine di un cammino a piedi iniziato il 16 marzo scorso. Antonio Giannone ha percorso 3.824 chilometri in 138 giorni, attraversando il sud Italia, la penisola lungo la Via Francigena e la Via della Costa, poi la Francia sulla Via Tolosana, fino al Camino Francés in Spagna.
Il cammino non ha seguito un unico tracciato storico, ma ha cucito insieme più rotte europee, partendo autonomamente dalla Sicilia prima di agganciarsi ai percorsi medievali più frequentati. Un progetto costruito pezzo per pezzo, senza itinerario fisso nelle prime tappe, con un punto fermo: arrivare.
L’arrivo in piazza dell’Obradoiro ha rispettato un rito che i pellegrini si tramandano tra loro: non alzare lo sguardo verso la cattedrale prima di aver trovato la conchiglia al centro della piazza e di averla toccata. Giannone l’ha seguita alla lettera. «Quando finalmente ho toccato quella conchiglia, era diventata come una sfera di cristallo in cui in pochi secondi ho visto scorrere tutto quello che avevo vissuto negli ultimi mesi. E solo dopo, quando finalmente ho alzato gli occhi per guardare la cattedrale, sono stato travolto da una leggerezza indescrivibile… Sentivo solo di essere nel posto giusto.»
Nelle ore precedenti all’arrivo, racconta, era entrato in uno stato quasi dissociativo: guardava avanti, non riusciva a fermarsi nemmeno quando incontrava pellegrini conosciuti lungo il percorso. Li salutava e continuava a camminare.
Non si è concesso una sosta. Già il giorno dopo era ripartito verso la costa atlantica, per raggiungere Finisterre — il capo che i pellegrini chiamano «la fine del mondo» — e assistire all’ultimo tramonto prima dell’oceano. È la conclusione tradizionale del Camino per chi vuole portarlo fino in fondo.
Partito da Scicli il 16 marzo con «pieno di dubbi e senza avere idea di quello che sarebbe successo», come ha scritto lui stesso subito dopo l’arrivo, Giannone aveva una sola certezza: che quel viaggio avrebbe «stravolto completamente» la sua vita. Lungo la strada ha costruito relazioni con altri pellegrini e con residenti locali, soprattutto nelle tappe italiane.
«Avrei innumerevoli persone da ringraziare per avermi aiutato in questo percorso» ha scritto appena arrivato a Santiago, «ma ci sarà tempo e modo anche per questo. Adesso sono già di nuovo in cammino.»



