Quaranta anni di monitoraggi ambientali non bastano a mettere Goletta Verde al riparo dalle polemiche. La campagna estiva di Legambiente, che da metà giugno a inizio agosto naviga lungo le coste italiane per controllare la qualità delle acque, è finita nel mirino dell’Associazione Turistica Balneare Siciliana, che tramite i media ha accusato l’organizzazione di diffondere dati generalizzati, raccolti con campionamenti poco trasparenti. Legambiente ha respinto le accuse punto per punto, rivendicando il rigore scientifico del proprio lavoro e rilanciando la palla nel campo opposto: quello della depurazione mancata.
La replica dell’associazione ambientalista arriva a poche settimane dal via della 40esima edizione della campagna. Nel comunicato firmato dall’ufficio stampa di Goletta Verde – riferimento Valentina Bifulco – si spiega che i controlli seguono protocolli scientifici consolidati, basati sull’analisi dei parametri microbiologici previsti dalla normativa vigente. Le verifiche non sono casuali: si concentrano nei punti più esposti, foci dei fiumi, canali, scarichi che finiscono direttamente in mare, dove storicamente si registrano le criticità maggiori.
C’è un chiarimento che Legambiente ripete da anni e che torna anche in questa occasione: Goletta Verde non certifica la balneabilità delle acque, né esprime un giudizio complessivo sulla qualità del mare o delle destinazioni turistiche. La campagna – spiegano dall’associazione – è uno strumento di monitoraggio indipendente, non un sostituto dei controlli ufficiali previsti dalla normativa europea. Il suo scopo è un altro: segnalare, spesso da anni, i punti dove gli inquinanti raggiungono il mare, per spingere le istituzioni a intervenire.
Ed è proprio sulle istituzioni che si concentra la controffensiva di Legambiente. L’associazione ricorda che una parte consistente delle multe pagate ogni anno dall’Italia all’Unione europea per il mancato rispetto della direttiva sulla qualità delle acque – si parla di decine di milioni di euro – dipende dalla depurazione insufficiente di diversi Comuni siciliani, compresi alcuni capoluoghi. Un dato che, secondo Legambiente, dovrebbe orientare le proteste dell’associazione dei balneari verso un altro interlocutore.
Nel testo compare anche un elemento più specifico, raccolto durante i sopralluoghi: in quasi la metà dei punti monitorati mancherebbero i cartelli che segnalano il divieto di balneazione, mentre quelli informativi sulla qualità delle acque risulterebbero quasi del tutto assenti. Una lacuna che riguarda i Comuni costieri, sottolinea Legambiente, più che chi si limita a rilevarla.
Il riferimento a Parigi, nel comunicato, serve da termine di paragone: la Senna, spiega l’associazione, è tornata balneabile dal 2024 grazie agli investimenti sulla depurazione delle acque reflue realizzati in vista delle Olimpiadi. Una dimostrazione, secondo Legambiente, che le foci dei fiumi non sono condannate per sempre a restare fuori legge dal punto di vista balneare, se si interviene sulle infrastrutture.
Sul fronte dei toni, l’associazione ambientalista non arretra: definisce le accuse di allarmismo un modo per spostare l’attenzione dal nodo reale, quello degli scarichi non depurati e dei depuratori che non funzionano. Non risultano, al momento, repliche ulteriori dell’Associazione Turistica Balneare Siciliana rispetto a questa nuova presa di posizione.
Resta invariato il resto del programma della 40esima edizione. Torna anche quest’anno il servizio SOS Goletta, il canale attraverso cui cittadini e cittadine possono segnalare scarichi anomali, chiazze sospette o casi di inquinamento lungo le coste, compilando un form dedicato sul sito della campagna. Chi vuole sostenere economicamente l’iniziativa può farlo attraverso una donazione sulla pagina sostieni.legambiente.it/golettaverde.




