I Comuni italiani dovranno comunicare direttamente all’INPS, entro il 1° settembre 2026, il codice fiscale degli asili nido autorizzati sul proprio territorio, i dati identificativi delle strutture e la conferma della loro autorizzazione all’esercizio. L’obbligo, da aggiornare ogni anno, punta a un solo obiettivo: velocizzare l’erogazione del Bonus nido, senza toccare né gli importi né le modalità con cui le famiglie presentano domanda.
Il nodo che finora rallentava le pratiche era proprio la verifica dell’autorizzazione dell’asilo frequentato dal bambino, un controllo che l’INPS effettuava caso per caso durante l’istruttoria. Con l’elenco trasmesso in anticipo dai Comuni, l’Istituto potrà sapere già quali strutture sono in regola, riducendo i controlli manuali e la documentazione richiesta ai genitori. Il risultato atteso è un’istruttoria più snella e tempi di rimborso più brevi.
Per le famiglie il meccanismo pratico resta identico: si paga la retta, si carica la ricevuta sul portale INPS e si riceve il rimborso, che non può comunque superare la spesa effettivamente sostenuta. I pagamenti continuano a essere mensili, fino a un massimo di 11 mensilità all’anno.
Cambia invece, dal 2026, la frequenza con cui va presentata la domanda: non è più necessario rifarla ogni anno. Una volta inoltrata, resta valida fino ad agosto dell’anno in cui il bambino compie tre anni. Ai genitori resta però l’onere di aggiornare ogni anno solare l’ISEE, le mensilità richieste e le ricevute delle rette pagate; le fatture, in particolare, vanno caricate entro il 30 aprile dell’anno successivo a quello di spesa.
Chi può fare domanda
Il contributo spetta al genitore che sostiene la spesa della retta, purché residente in Italia e in possesso dei requisiti previsti. Riguarda due situazioni distinte: il pagamento delle rette di asili nido pubblici e privati (comprese sezioni primavera, micronidi, spazi gioco e servizi educativi domiciliari con regolare titolo abilitativo) e l’assistenza domiciliare per bambini con gravi patologie croniche certificate che non possono frequentare il nido.
Quanto vale il bonus
L’importo resta legato all’ISEE minorenni e alla data di nascita del bambino. Per i nati prima del 1° gennaio 2024 va da un minimo di 1.500 euro a un massimo di 3.000 euro annui; nello specifico, chi ha un ISEE fino a 25.000 euro riceve 3.000 euro, tra 25.001 e 40.000 euro l’importo scende a 2.500 euro, mentre oltre i 40.000 euro o in assenza di ISEE si riducono a 1.500 euro. Per i bambini nati dal 1° gennaio 2024 il tetto massimo sale a 3.600 euro, cifra riconosciuta con ISEE fino a 40.000 euro e in presenza di un altro figlio under 10. In tutti i casi il contributo viene calcolato al netto di quanto già percepito con l’Assegno unico e universale.
Come si presenta la domanda
La procedura resta online, sul portale INPS, con SPID, Carta d’identità elettronica o Carta nazionale dei servizi, oppure rivolgendosi a un patronato. L’apertura del servizio per le domande relative al 2026 è stata comunicata dall’INPS con il messaggio n. 1136 del 31 marzo 2026; i dettagli su requisiti, importi, documenti da allegare mensilmente, decadenza e trattamento fiscale sono contenuti nella circolare INPS n. 29 del 27 marzo 2026.



