Ad oggi l’Europa è davanti un bivio tecnologico decisivo. Essa deve scegliere se continuare a basare la propria infrastruttura digitale su tecnologie sviluppate altrove oppure iniziare a rimboccarsi le maniche e lavorare per costruire un proprio ecosistema, che sia allineato ai valori democratici, sociali e ambientali che la caratterizzano.
Di base non sembra una bella informazione ma in realtà all’interno di una proposizione del genere è nascosta una buona notizia: la seconda strada non solo è davvero possibile, ma sta già prendendo forma grazie a una serie di eccellenze europee che tecnologicamente non sono seconde a nessuno; si va dall’industria dei semiconduttori al cloud, dall’intelligenza artificiale al supercalcolo, fino ai servizi digitali che il continente sa già esportare in tutto il mondo, inclusi quelli più consumer oriented come i casinò online dove il know-how europeo è ampiamente riconosciuto.
Un identikit delle eccellenze europee fondamentali per l’indipendenza tecnologica
Il punto di forza dell’Europa è che alcune delle sue aziende sono già leader globali nei loro settori. ASML, ad esempio, è la principale realtà al mondo nella litografia per semiconduttori e la sua importanza è tale che senza i suoi macchinari diventa impossibile produrre i chip più avanzati in commercio al momento. Nell’intelligenza artificiale la francese Mistral AI rappresenta oggi la più importante startup europea del settore, sostenuta da circa 1,3 miliardi di euro di investimenti e specializzata nello sviluppo di modelli aperti e accessibili da aziende e grande pubblico.
EuroHPC è un colosso che è fondamentale per mettere in rete una flotta di supercomputer da rendere pubblici, indispensabili per chi ha bisogno di risorse per ricerca e industria; anche il cloud europeo non è da meno grazie a nomi come OVH e, soprattutto, a STACKIT, la branca cloud technology del gruppo tedesco Schwarz ovvero l’azienda dietro il brand Lidl. L’infrastruttura di STACKIT è considerata come una delle migliori al mondo quando parliamo di cloud computing e la sua infrastruttura ha data center completamente sul territorio europeo.
C’è ancora lavoro da fare?
La sovranità digitale europea può essere un progetto identitario e competitivo allo stesso tempo, capace di rafforzare il continente sul piano economico tanto quanto su quello dei diritti ma diventa fondamentale sfruttare correttamente tutte le tecnologie che abbiamo esportato durante il corso degli anni; alcune non dobbiamo fare l’errore di pensare che siamo secondi a molti in questo genere di servizi visto che, ad oggi, sono protocolli europei o programmatori europei ad essere responsabili di alcuni di alcune dei giochi di fortuna più dinamici in circolazione o di alcuni dei sistemi integrati fondamentali per la manifattura avanzata, la stessa che ad oggi realizza gli oggetti tecnologici più importanti del presente.
Per trasformare queste eccellenze negli ingranaggi fondamentali per il raggiungimento della vera sovranità tecnologica servono 3 leve concrete.
La prima sono le politiche di acquisto strategico ovvero incentivare la scelta di fornitori fornitori europei quando questi sono alternative valide rispetto alla concorrenza; attraverso questi investimenti diventa possibile rendere il tutto ancora più competitivo in termini di costo e prestazioni, permettendo l’applicazione delle economie di scala. La seconda leva è rappresentata da una stagione di investimenti pubblici di lungo periodo nelle infrastrutture critiche: dai cavi sottomarini ai data center, dai chip alle reti di telecomunicazione, in modo da creare le condizioni per attrarre ulteriore capitale privato sui progetti più ambiziosi. La terza riguarda la costruzione di partnership internazionali con Paesi compatibili sul piano dei valori, come India, Brasile, Giappone e Taiwan al fine di garantire diversificazione e accesso alle filiere globali attraverso la multipolarità.
Solo la somma di questi elementi permetterà di riportare l’Europa sulla vetta dell’economia mondiale, mettendo fine alle voci che ci vedono come personaggi secondari di una narrazione bipolare.




