La depressione modifica la percezione del tempo secondo uno studio su “depressione e orologio interno” condotto dall’Università di Padova e dall’Università di Pisa, pubblicato su Biological Psychiatry Global Open Science. I ricercatori hanno osservato cambiamenti nei processi cognitivi legati alle emozioni in un campione di 120 studenti universitari.
La ricerca sulla depressione e orologio interno evidenzia come il disturbo possa interferire con la percezione soggettiva del tempo. Lo studio internazionale è stato coordinato dall’Università di Padova con il contributo dell’Università di Pisa e pubblicato sulla rivista scientifica Biological Psychiatry Global Open Science.
Secondo gli autori, la depressione agisce come una “disconnessione” tra stati emotivi e percezione del mondo esterno. Questo meccanismo potrebbe spiegare perché molte persone riferiscono la sensazione che il tempo scorra più lentamente durante gli episodi depressivi.
I ricercatori hanno analizzato 120 studenti universitari, metà dei quali con sintomi riconducibili alla depressione. L’attività cerebrale è stata monitorata tramite elettroencefalogramma mentre i partecipanti osservavano video con contenuti emotivi neutri o negativi. Successivamente veniva chiesto loro di stimare intervalli temporali percepiti dopo uno stimolo visivo.
Nel gruppo senza sintomi depressivi, le emozioni negative influenzavano la percezione del tempo, portando a una sottostima della durata reale. Nei soggetti con sintomi depressivi, invece, questa modulazione risultava assente, indicando una possibile alterazione del legame tra emozione e percezione temporale.
Lo studio introduce il concetto di “dilatazione temporale depressiva”, già noto in ambito clinico ma finora poco chiarito nei suoi meccanismi neurobiologici. L’ipotesi è che la depressione possa interferire con i processi cognitivi che integrano emozioni e percezione del tempo.
“Questo supporta l’idea che la depressione comprometta il legame tra emozione e percezione temporale”, ha spiegato Gaetano Valenza dell’Università di Pisa, tra gli autori dello studio.
Un ulteriore contributo arriva da Claudio Gentili dell’Università di Padova, che sottolinea: “Se questo legame fosse modificabile, si potrebbero sviluppare interventi mirati per aiutare i pazienti a rielaborare la percezione del tempo”.
I risultati aprono quindi a possibili sviluppi in ambito terapeutico, con l’obiettivo di intervenire sui meccanismi cognitivi associati alla depressione. Gli autori precisano che ulteriori studi saranno necessari per verificare l’applicabilità clinica delle osservazioni.
La ricerca si inserisce nel più ampio filone di studi sulla relazione tra salute mentale e percezione temporale, un ambito in crescita nelle neuroscienze cognitive.
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