Il 16 maggio 2026 a Palermo una donna vittima di violenza domestica ha raccontato la propria storia durante il corso per farmacisti “Parole non dette”, organizzato da Federfarma Palermo e “Farmaciste Insieme” nell’ambito del Progetto Mimosa. La donna, identificata con il nome di fantasia Elsa, oggi vive in una località protetta e lavora in una farmacia.
Elsa ha accettato di raccontare la propria esperienza a una troupe di Sky TG24 a margine dell’evento: «Mi sono rivolta ad una farmacista, che mi ha accolta e mi ha aiutato a chiamare il numero antiviolenza e stalking 1522, dal quale sono stata indirizzata ad un’associazione che gestisce centri antiviolenza, con cui ho affrontato il percorso psicologico e di reinserimento. Sia pure estremamente provata dalla tragedia vissuta, ho riacquistato me stessa, la voglia di vivere e, ironia della sorte, grazie a questa associazione e a Farmaciste Insieme ho trovato lavoro proprio in una farmacia in Italia».
La donna ha descritto anche le fasi della relazione violenta: «Credevo di avere conosciuto un uomo gentile, amorevole, premuroso e gli ho donato tutta me stessa; poi, invece, si è rivelato possessivo, geloso, mi impediva di truccarmi, potevo vedere solo i suoi familiari. E dopo le offese e le minacce è passato ai comportamenti violenti. Dopo l’ultimo grave episodio, ho capito che era arrivato il momento di fare finalmente qualcosa per me stessa».
Il Progetto Mimosa: rete tra farmacie, ASP e forze dell’ordine
Il corso, che ha avuto come responsabile scientifica la farmacista Laura Giambalvo, si è tenuto con il patrocinio dell’Ordine dei farmacisti di Palermo e dell’Ordine dei medici di Palermo. Roberto Tobia, presidente di Federfarma Palermo, ha spiegato il ruolo centrale della farmacia: «È un luogo protetto, forse l’unico nel quale il partner violento consente alla donna succube di recarsi da sola per comprare un farmaco. Qui trova nel farmacista un “confessore”, in grado di ascoltare, capire, incoraggiare e mettere in contatto con i servizi di assistenza. Sono sempre di più i casi che registriamo. Quindi i farmacisti stanno dando un forte contributo al contrasto alla violenza di genere. E a Palermo stiamo facendo un passo in più».
Licia Pennino, delegata regionale di “Farmaciste Insieme”, ha illustrato le due azioni concrete avviate: «La prima è il corso di oggi nel quale abbiamo fornito ai farmacisti gli strumenti più adatti per gestire queste situazioni in modo appropriato, trattandosi di soggetti molto fragili, psicologicamente vulnerabili e condizionabili dalla paura. Abbiamo creato gruppi di farmacisti che con gli psicologi hanno preso in esame alcuni casi che ci si sono presentati nelle farmacie e abbiamo fatto prove pratiche di comportamento. La seconda azione è la definizione di un protocollo, da distribuire a tutti i farmacisti, contenente segnali convenzionali con cui la donna può farsi capire senza parlare. Perché è ovvio che in farmacia non si può dire “Voglio una pizza”. Infine, c’è l’App gratuita “FreeBees” o “Bright Sky” scaricabile sul cellulare che consente di denunciare in forma anonima».
Al corso hanno partecipato, secondo quanto comunicato da Federfarma Palermo, Maria Teresa Triscari e Margherita Bilello dell’ASP di Palermo, che hanno trattato l’approccio terapeutico per le vittime e gli eventuali minori coinvolti. Sono intervenuti anche Toti Amato, presidente dell’Ordine dei medici di Palermo, Maurizio Pastorello del Dipartimento del farmaco dell’ASP, la sostituta procuratrice generale della Corte d’appello di Palermo Annamaria Picozzi e il Comandante del Nucleo operativo dei Carabinieri di Palermo Gianluca Verdolino.
Elsa ha concluso il proprio appello con un messaggio diretto a tutte le vittime: «Vi chiedo di prendere consapevolezza di essere “prigioniere dell’orco” e vittime di violenza di genere. Vincete la paura della vendetta del violento e del giudizio della gente. Decidete di fare anzitutto il vostro bene e trovate il coraggio di entrare in farmacia per segnalare la vostra situazione. Chiedete al o alla farmacista di essere aiutate dai centri antiviolenza e accettate di affrontare ed elaborare il dolore per superarlo e riconquistare la dignità e la libertà personale ed economica».



