L’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato una riforma sulla gestione del randagismo in Sicilia, cancellando la cosiddetta “tassa sul DNA canino” e il contributo economico previsto per i medici veterinari. Il provvedimento interviene sul sistema di tracciabilità degli animali e sull’organizzazione dei servizi territoriali.
La misura nasce da un emendamento presentato all’ARS e riguarda l’aggiornamento della normativa regionale sulla tutela degli animali. Tra le modifiche principali figura l’eliminazione della banca dati regionale del DNA dei cani, che avrebbe comportato costi aggiuntivi per i proprietari di animali non sterilizzati.
Secondo quanto emerso dai lavori parlamentari regionali, viene inoltre soppressa la quota di 10 euro prevista per i veterinari per ogni registrazione all’anagrafe canina. La decisione punta a semplificare le procedure amministrative e ridurre gli oneri economici legati alla gestione degli animali domestici.
Il testo approvato interviene anche sull’organizzazione dei centri di accoglienza per animali randagi. La nuova disciplina riduce i parametri per l’istituzione delle strutture, prevedendo una rete più capillare sul territorio siciliano. In particolare, è prevista la presenza di centri per ciascun Libero Consorzio e ulteriori strutture nelle Città Metropolitane, con l’obiettivo di migliorare i tempi di intervento.
La riforma è stata sostenuta all’interno dell’Assemblea Regionale Siciliana e viene collegata alla necessità di rafforzare il coordinamento tra Comuni, servizi veterinari e autorità sanitarie locali. Il sistema punta a favorire interventi più rapidi nel recupero degli animali e una gestione più uniforme del fenomeno del randagismo.
L’obiettivo dichiarato del provvedimento è quello di incentivare l’anagrafe canina attraverso la semplificazione normativa, riducendo le procedure considerate onerose e concentrando le risorse su prevenzione e controllo del territorio.
La riforma si inserisce nel quadro delle politiche regionali sulla sanità animale e sulla gestione dei servizi pubblici locali, con particolare attenzione al ruolo dei Comuni siciliani nella gestione operativa del fenomeno.



