Il Governo torna a lavorare sulla pace fiscale. Al centro del confronto ci sono la possibile riapertura della rottamazione quater per i contribuenti decaduti e alcune modifiche operative alla rottamazione quinquies, compresa una tolleranza aggiuntiva sui pagamenti in ritardo.
Le verifiche sono in corso al Ministero dell’Economia e delle Finanze, dove il viceministro Maurizio Leo sta monitorando i dati relativi alle adesioni alla nuova definizione agevolata chiuse il 30 aprile 2026. L’obiettivo è capire l’impatto finanziario delle eventuali modifiche prima di individuare le coperture necessarie.
Secondo quanto emerso nelle ultime ore, il primo intervento potrebbe riguardare i contribuenti usciti dalla rottamazione quater dopo il mancato pagamento delle rate scadute tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026.
L’ipotesi discussa durante l’esame del decreto fiscale al Senato prevede la possibilità di recuperare la propria posizione versando entro il 31 maggio 2026 le somme non pagate relative alle scadenze del 30 novembre 2025 e del 28 febbraio 2026.
La misura interesserebbe migliaia di famiglie e imprese che, dopo la decadenza dal beneficio, sono tornate esposte alle ordinarie procedure di riscossione, comprese sanzioni e interessi originari.
Dal MEF non è ancora arrivata una conferma definitiva, ma il viceministro Leo ha parlato della necessità di “fare i conti” sulle adesioni effettive prima di procedere con nuovi interventi normativi.
Accanto alla quater resta aperto il dossier sulla rottamazione quinquies. Il Governo starebbe valutando un ampliamento del perimetro della misura anche ai tributi locali e alle casse previdenziali, tema particolarmente seguito da professionisti e partite IVA.
Per chi ha già aderito alla nuova definizione agevolata, una delle novità più rilevanti riguarda la gestione dei ritardi nei versamenti. L’orientamento emerso durante il confronto parlamentare punta a introdurre una finestra di tolleranza di cinque giorni rispetto alle scadenze ufficiali delle rate.
In pratica, i pagamenti effettuati entro questo margine non farebbero decadere automaticamente il contribuente dal piano agevolato.
La modifica avrebbe effetti concreti soprattutto sui piani di lunga durata. La rottamazione quinquies consente infatti di diluire il debito fino a 54 rate bimestrali, con riduzioni su sanzioni e interessi. Senza margini di tolleranza, anche un ritardo minimo comporterebbe la perdita dei benefici e il ripristino integrale del debito originario.
Restano comunque da definire i dettagli tecnici della norma e l’effettiva approvazione parlamentare. Le eventuali modifiche dovranno passare attraverso la conversione del decreto fiscale in discussione al Senato.
Per i contribuenti coinvolti, le prossime settimane saranno decisive. Da un lato il Governo punta a salvaguardare il gettito; dall’altro cerca di evitare nuove uscite dai percorsi di regolarizzazione fiscale già avviati.




