Una bozza di documento interno alla Commissione Europea, visionata da Reuters e Politico, rivela che Bruxelles starebbe valutando di consentire alle autorità nazionali di non applicare le sanzioni previste dal Regolamento UE sulle emissioni di metano. Il settore energetico ha emesso 145 Megatonnellate di gas nel 2024, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, prima fonte mondiale di questo gas climalterante.
La mossa risponde a pressioni congiunte: da un lato i gruppi industriali petroliferi e del gas, dall’altro il Governo degli Stati Uniti. Washington ha un interesse diretto: gli USA sono diventati il principale fornitore di gas naturale liquefatto dell’UE dopo la rottura con Mosca, e temono che le nuove norme europee penalizzino le proprie esportazioni.
Come funzionano le deroghe previste dalla bozza
Il documento, che non modifica il testo del Regolamento ma interviene sulle modalità applicative, prevede che gli Stati membri possano sospendere le sanzioni in caso di crisi dell’approvvigionamento energetico. Il punto più delicato è un altro: la bozza aprirebbe alla possibilità di esenzione anche in assenza di una crisi conclamata, qualora si ritenga che l’applicazione delle multe possa mettere a rischio le forniture. Nessun limite temporale chiaro. Nessuna supervisione esplicita da parte della Commissione.
Le sanzioni in gioco non sono simboliche. Il Regolamento UE sulle emissioni di gas prevede multe fino al 20% del fatturato annuo per le aziende inadempienti. Dal gennaio 2027 scatterà l’obbligo per il gas importato di rispettare standard di monitoraggio e verifica equivalenti a quelli europei.
Secondo i dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, le emissioni di metano sono responsabili di quasi il 30% dell’aumento della temperatura globale registrato finora. Il settore energetico guida la classifica degli emettitori con 145 Mt nel 2024, davanti ad agricoltura (137 Mt) e rifiuti (64 Mt). La scienza indica la riduzione del metano come uno degli interventi più rapidi e meno costosi per rallentare il riscaldamento climatico.
I gruppi industriali hanno esercitato pressioni dirette su Bruxelles, sostenendo che l’entrata in vigore delle norme più severe nel 2027 potrebbe interrompere le importazioni di combustibili fossili nell’UE. La Commissione non ha confermato ufficialmente i contenuti della bozza.
Il dibattito si inserisce in un momento delicato per la politica energetica europea: da un lato la necessità di garantire sicurezza delle forniture, dall’altro gli impegni climatici del Green Deal. Se le linee guida dovessero essere adottate nella forma attuale, l’applicazione concreta del Regolamento dipenderebbe in larga misura dalla volontà politica dei singoli governi nazionali.



