Il tema del lavoro dignità Ragusa 2026 torna al centro del dibattito in occasione della Festa dei Lavoratori. Giuseppe Roccuzzo, segretario generale della CGIL Ragusa, è intervenuto con una riflessione dura sulle condizioni occupazionali della provincia, richiamando istituzioni e parti sociali a una presa di coscienza immediata. Secondo quanto riportato dal sindacato, non è sufficiente osservare la crescita dell’occupazione se questa si regge su basi fragili come precarietà, salari inadeguati e dumping contrattuale.
La realtà dei numeri descrive un territorio in forte sofferenza economica. Stando infatti all’analisi di Excellera sui nuovi dati diffusi dal Mef, il capoluogo con il reddito medio più basso in Italia è proprio Ragusa, che chiude la classifica nazionale con una media di 17.770 euro all’anno per dichiarante.
La condizione dei lavoratori nel ragusano non rappresenta solo un divario economico rispetto al resto d’Italia, ma si traduce in una difficoltà strutturale nel garantire una vita dignitosa. “La provincia di Ragusa, afferma Giuseppe Roccuzzo, continua a registrare uno dei livelli retributivi più bassi del Paese”. Questo scenario è aggravato dalla mancanza di prospettive per i giovani e dalla diffusione di contratti instabili che indeboliscono i diritti fondamentali delle maestranze locali.
Il segretario ha inoltre evidenziato come le criticità territoriali, in primis la carenza di infrastrutture, impongano il pendolarismo come una necessità costosa. “Il tempo sottratto, la fatica accumulata, i rischi legati agli spostamenti: sono elementi che raramente entrano nelle statistiche, ma che definiscono in modo concreto la dimensione del lavoro in questa provincia”, ha proseguito Roccuzzo.
Un altro punto cardine dell’intervento riguarda la sicurezza sui luoghi di lavoro. Gli episodi di infortunio che continuano a verificarsi dimostrano l’insufficienza dei controlli e della prevenzione, spesso dovuta alla limitatezza delle risorse a disposizione degli organismi di vigilanza. Per la CGIL, il lavoro deve cessare di essere una variabile statistica per tornare a essere il fondamento della dignità umana e della coesione di una intera comunità.
Storicamente, il distretto agricolo e industriale di Ragusa ha rappresentato un motore per la Sicilia sud-orientale, ma l’erosione del potere d’acquisto negli ultimi anni ha creato una nuova classe di “lavoratori poveri”. Questo fenomeno, unito a un costo della vita in costante aumento, rischia di compromettere la tenuta sociale della provincia. Ma come potranno le istituzioni invertire una rotta che vede Ragusa così distante dai 40.316 euro medi dichiarati a Milano?
L’urgenza di interventi concreti non è più procrastinabile.




