L’INPS ha avviato le procedure per il pagamento degli arretrati sulle pensioni destinati a una specifica platea di ex lavoratori pubblici, rimasti vittima di un errore tecnico nel calcolo degli assegni. La problematica nasce da un’errata interpretazione delle norme introdotte con la Legge di Bilancio 2024, che ha portato all’applicazione di aliquote di rendimento meno favorevoli per chi è acceduto alla pensione di vecchiaia a 67 anni. L’istituto di previdenza, dopo aver rilevato l’anomalia, ha confermato che i rimborsi copriranno un periodo fino a 24 mesi e saranno erogati senza che gli interessati debbano presentare alcuna domanda.
Il sistema previdenziale italiano ha subito negli ultimi decenni numerose riforme, dalla Dini alla Fornero, che hanno progressivamente spostato il calcolo verso il metodo contributivo. Tuttavia, per chi possiede quote di pensione ancora regolate dal sistema retributivo, le aliquote di rendimento rappresentano il parametro fondamentale per determinare l’importo mensile. In Italia, la spesa per le pensioni incide per oltre il 15% sul PIL, e la gestione dei flussi per i dipendenti pubblici ex INPDAP richiede procedure di calcolo particolarmente complesse, dove anche una variazione dello 0,5% nell’aliquota può tradursi in una differenza di decine di euro al mese sull’assegno percepito.
Chi ha diritto agli arretrati sulle pensioni e perché
L’errore interpretativo ha colpito principalmente i lavoratori iscritti alla CPDEL (Cassa Pensioni Dipendenti Enti Locali) e alle altre casse dell’ex INPDAP, come CPS, CPI e CPUG. La manovra 2024 prevedeva una riduzione delle aliquote solo per le pensioni anticipate di chi aveva meno di 15 anni di contributi al 1996, ma l’INPS avrebbe applicato queste restrizioni anche alle pensioni di vecchiaia. Poiché chi accede alla quiescenza a 67 anni non doveva subire penalizzazioni, si è generato un credito a favore di migliaia di pensionati che ora dovranno recuperare le differenze.
L’istituto è intervenuto ufficialmente con il messaggio n. 787 del 5 marzo 2026, atto che sancisce l’avvio delle rettifiche. Secondo quanto comunicato dalla direzione generale, la correzione avverrà in modo automatico. L’ente si occuperà direttamente di ricalcolare gli importi corretti e determinare le somme spettanti per il periodo pregresso, accreditandole sulla prima rata utile. Questo rimborso rappresenta un atto dovuto a seguito di un “errore interpretativo delle norme introdotte con la legge di Bilancio 2024”, garantendo così il ripristino della legalità nei pagamenti.
Ricalcolo INPS 2026: le categorie coinvolte dal rimborso
La platea interessata è circoscritta esclusivamente ai dipendenti pubblici che sono andati in pensione dopo il 1° gennaio 2024. Restano esclusi i lavoratori del settore privato e coloro che hanno optato per il trattamento anticipato (i cosiddetti 42 anni e 10 mesi di contributi), per i quali le aliquote ridotte restano, invece, confermate dalla legge. Il recupero degli arretrati sulle pensioni riguarderà quindi solo chi ha subito una decurtazione illegittima della quota retributiva nonostante avesse raggiunto l’età anagrafica prevista per la vecchiaia ordinaria.
Questo intervento mette fine a mesi di incertezza per i sindacati e i patronati, che avevano segnalato anomalie negli importi degli assegni liquidati nell’ultimo biennio. In definitiva, l’operazione non costituisce un nuovo bonus o un aumento generalizzato, bensì una mera correzione tecnica. L’INPS gestirà la partita finanziaria internamente, stornando i fondi già accantonati per la spesa previdenziale e restituendo ai legittimi proprietari quanto sottratto per l’errata applicazione di aliquote penalizzanti.



