La Rottamazione Quinquies, pilastro della Legge di Bilancio 2026, si sta rivelando un labirinto di eccezioni per migliaia di contribuenti. Sebbene la misura prometta di azzerare sanzioni e interessi sulle cartelle affidate alla riscossione tra il 2000 e il 2023, le ultime analisi tecniche confermano un limite invalicabile: il “paracadute” fiscale non si apre per i debiti verso le Casse di previdenza private.
Il “muro” delle Casse Professionali
A differenza dei debiti verso l’INPS (ammessi purché non derivino da accertamenti), i contributi dovuti agli Enti di previdenza privati — come Cassa Forense, Inarcassa, Cassa Dottori Commercialisti e simili — sono espressamente esclusi dal perimetro della sanatoria.
Questa distinzione crea una spaccatura netta:
- Debiti INPS: Possono essere rottamati pagando solo la quota capitale.
- Debiti Casse Private: Restano dovuti integralmente, comprese sanzioni e interessi di mora, seguendo le procedure di riscossione ordinaria.
La filosofia della Manovra: perché questa esclusione?
La scelta del legislatore risiede nell’autonomia gestionale e finanziaria degli enti previdenziali privati. La Rottamazione Quinquies è disegnata per agire sui carichi del “cuore” dello Stato e dell’INPS. Intervenire d’ufficio sui crediti delle Casse professionali comporterebbe un’intrusione nei bilanci di enti che, per legge, devono garantire la sostenibilità delle pensioni dei propri iscritti nel lungo periodo senza attingere ai fondi pubblici.
Non solo Casse: gli altri grandi esclusi
Le FAQ ufficiali diffuse dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione a gennaio 2026 ricordano che la “pace fiscale” non è una soluzione universale. Restano infatti fuori dalla sanatoria anche:
- Debiti da accertamento: Tutte le somme derivanti da attività di controllo formale o sostanziale dell’ufficio.
- Tributi locali: Cartelle relative a IMU, TARI e Bollo Auto (salvo diversa e specifica deliberazione degli enti locali).
- Recupero aiuti di Stato: Somme dovute per il recupero di agevolazioni dichiarate illegittime dall’UE.
Il consiglio degli esperti: verifica “carico per carico”
Data la natura selettiva della norma, il rischio per imprese e professionisti è quello di presentare una domanda incompleta o di farsi aspettative errate su risparmi inesistenti.
“È indispensabile analizzare l’estratto di ruolo voce per voce”, avvertono i consulenti del lavoro. “All’interno della stessa cartella esattoriale possono coesistere carichi rottamabili (come l’IVA dichiarata e non versata) e carichi esclusi (come i contributi alla cassa professionale). Presentare la domanda non sospende automaticamente il debito per le voci non ammesse.”
Scadenze e modalità
Per i debiti che rientrano nel perimetro (imposte e contributi INPS 2000-2023), la scadenza per l’invio telematico della domanda resta fissata al 30 aprile 2026. Il pagamento della prima rata o dell’unica soluzione è previsto per il 31 luglio 2026.




