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Home » Sicilia » Università Palermo, 21 progetti con fondi del Pnrr e del Piano di investimenti complementari

Università Palermo, 21 progetti con fondi del Pnrr e del Piano di investimenti complementari

Redazione by Redazione
7 Novembre 2022 - Aggiornato alle ore 16:10 -
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Università Palermo, 21 progetti con fondi del Pnrr e del Piano di investimenti complementari
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PALERMO (ITALPRESS) – Investimenti rivolti ad ambiti diversi e mirati a inserire l’Università di Palermo nel circuito degli atenei internazionali. Il tutto grazie al coinvolgimento diretto dell’ateneo palermitano nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e il Piano nazionale complementare (Pnc), portato avanti attraverso 21 progetti che puntano da un lato a trasformare il territorio, dall’altro a fare rete con Università ed enti di ricerca di tutta Italia.
Le risorse a disposizione dell’Università per la realizzazione dei progetti ammontano a 128.6 milioni di euro circa: saranno impiegate per assumere ricercatori, bandire borse di dottorato, acquisire attrezzature, creare o potenziare infrastrutture e acquistare i servizi necessari all’implementazione dei singoli programmi. Nei progetti saranno distribuiti 140 ricercatori e 100 dottorandi, con l’obiettivo di gestire le apparecchiature e gli strumenti destinati a potenziare l’hinterland palermitano.
La componente più presente è quella del life science, intesa come insieme di elementi che investono la vita quotidiana: biologia, componenti mediche, sostenibilità, mobilità, economia circolare e crescita verde. Ogni progetto punta dunque a creare figure professionali capaci di operare in diversi ambiti, al fine da un lato di favorirne l’insediamento nelle imprese e dall’altro di mettere un freno alla fuga degli studenti siciliani verso aziende estere o del nord Italia.
“Finalmente l’Università è al centro degli investimenti nazionali. Lo Stato ci chiede non solo di realizzare questi progetti, ma anche di essere incubatori di innovazione e migliorare le condizioni di vita del territorio – sottolinea il rettore Massimo Midiri, – negli anni scorsi si è investito troppo poco sulla ricerca, mentre adesso ci stiamo allineando agli atenei degli altri paesi europei: abbiamo invertito quel trend che vedeva Palermo come un’università circoscritta alla dimensione provinciale”.
Tuttavia gli effetti di tali investimenti non saranno immediati ma, spiega Midiri, “si vedranno tra quattro o cinque anni se saremo capaci di gestire le spese e di stare al passo con i problemi dell’Europa. I progetti sono già avviati: stiamo interloquendo con il Comune per metterli in pratica, mentre alla Regione per il momento abbiamo solo presentato la richiesta e speriamo che la nostra richiesta di aiuto venga accolta in tempi brevi”.
Per Andrea Pace, prorettore alla ricerca, il fulcro dei progetti è dato da “ricerca e creazione di infrastrutture: i leitmotiv del nostro percorso sono l’utilizzo di tecnologie digitali e l’obiettivo la creazione di strutture innovative. In questo modo puntiamo a fare nostre tante sfide del presente, come la digitalizzazione e l’attenzione all’energia e ai rischi ambientali”.
Nell’ambito dei Partenariati estesi l’Università è soggetto promotore e coordinatore del progetto selezionato per il tema della Medicina di precisione, denominato Heal Italia: la prima rete multidisciplinare di Università, Irccs e imprese dove scienziati e giovani ricercatori condivideranno conoscenze e tecnologie innovative al fine di portare il Sistema sanitario nazionale nell’era contemporanea della medicina di precisione attraverso nuovi metodi, nuovi servizi e soprattutto un’importante network di dati clinici a supporto della ricerca traslazionale per diagnosi e terapie avanzate nella lotta al cancro e alle malattie cardiovascolari, metaboliche e rare.
Inoltre in ambito biomedico l’Università entrerà a far parte dell’infrastruttura di ricerca Mirri, un network di biobanche per microorganismi di varia natura, e rivestirà come Spoke un ruolo primario di organizzazione e coordinamento di specifiche attività di ricerca nel progetto nazionale Digital Lifelong Prevention – Dare, coordinato dall’Università di Bologna. Il progetto Dare consentirà all’ateneo di costituire il primo Centro di ricerca in Digital Health Prevention, primo in Italia a fornire supporto tecnico-scientifico alle istituzioni politiche, sanitarie e ambientali: obiettivo della struttura sarà coinvolgere l’intero territorio regionale e consentire l’interoperabilità delle banche dati e dei flussi di informazioni tra diversi enti e istituzioni (Asl, ospedali, agenzie per la protezione ambientale, ecc.). In linea con il Piano nazionale di prevenzione (Pnp) 2020-2025, che mira a migliorare l’approccio preventivo attraverso la definizione di priorità e l’identificazione di individui e gruppi a rischio, il Centro consentirà di implementare modelli e programmi di prevenzione innovativi, tra cui strumenti digitali per la prevenzione primaria e metodi di profilazione del rischio utilizzando determinanti e stili di vita indipendenti dalla malattia, sia nella vita quotidiana che negli ambienti di lavoro.
In particolare verranno studiati gli effetti dell’esposizione ambientale sugli esiti di salute lungo tutto l’arco della vita in diverse popolazioni target (comunità che vivono in prossimità di siti inquinati ad alto impatto), con lo scopo di rispondere tempestivamente alla gestione delle emergenze o dei disastri ambientali e alla preparazione contro le malattie infettive emergenti e riemergenti, nonchè alla sorveglianza della resistenza agli antibiotici, fornendo al contempo comunicazioni chiare alle comunità.
Questi successi si aggiungono a quelli conseguiti con la costituzione del Centro nazionale per la biodiversità, nel quale l’ateneo coordina le attività sulla biodiversità marina e contribuisce alle ricerche su quella terrestre, sulle ricadute della biodiversità con il benessere dell’uomo e sugli aspetti formativi e divulgativi dell’importanza della biodiversità.
Altri temi importanti sono quelli della digitalizzazione e della sostenibilità, che vedono l’Università tra i partecipanti alla realizzazione dell’infrastruttura di ricerca digitale SoBigData, in prima linea come proponente per la realizzazione della prima Infrastruttura dell’Innovazione al sud, MedCompHub, che costituirà un punto di riferimento nel Mediterraneo in ambito digitale con la costruzione di un data center di ultima generazione attraverso un Partenariato pubblico-privato, membro fondatore del Centro nazionale per la mobilità sostenibile con ruoli ad esempio nell’ambito della mobilità urbana e delle vie d’acqua, del trasporto su gomma, dei sistemi innovativi di propulsione, e partner di rilievo in ambito Social Sciences and Humanities per il potenziamento di un’infrastruttura di ricerca digitale a supporto della ricerca nel campo delle scienze religiose, per la realizzazione di una piattaforma innovativa per il mercato del cibo di alta gamma e per la realizzazione del programma di ricerca Grins, coordinato dall’Università di Bologna, sulla sostenibilità economica dei territori.
Negli ambiti più tecnologici e delle cosiddette scienze dure ricadono la partecipazione alla costituzione dell’Ecosistema dell’Innovazione Samothrace (Sicilian Micro and Nano Technologies Research and Innovation Center), che porta le micro e nanotecnologie al servizio delle Comunità intelligenti e sostenibili con applicazioni su temi di grande impatto anche industriale come il monitoraggio e la tutela dell’ambiente, l’agroalimentare di nuova generazione, la salute digitale, l’energia, la mobilità sostenibile, la tutela e la fruizione dei beni culturali. La partecipazione al potenziamento e alla creazione di infrastrutture di ricerca come Cta+ e Stiles contribuisce al posizionamento dell’ateneo anche nell’ambito della ricerca astrofisica più avanzata.
Anche nel settore produttivo il bisogno di innovazione e di sostenibilità trarrà vantaggio dai risultati del programma di ricerca 3A-Italy, coordinato dal Politecnico di Milano e al quale l’Università di Palermo partecipa con attività per lo sviluppo di processi, materiali e prodotti green, nella manifattura additiva e in nuovi modelli gestionali sostenibili per la filiera di distribuzione.
Fra i temi di assoluta attualità rientra il pieno coinvolgimento, nel campo dei servizi geologici innovativi per sistemi di alert avanzati, attraverso l’infrastruttura di ricerca Geosciences e delle attività del partenariato esteso Return, nell’ambito dei rischi ambientali, naturali e antropici. Infine, l’attuale crisi energetica rende prioritari gli investimenti in ricerca e innovazione che vedono l’Università di Palermo fra i partecipanti di Irsme, un’Infrastruttura di innovazione nazionale in Rete per la Simulazione e il Monitoraggio del sistema Energetico, e come unica protagonista siciliana nel Network 4 Energy Sustainable Transition – NEST, partenariato esteso sugli scenari energetici del futuro che vede l’Ateneo coordinare lo Spoke sull’energia solare e contribuire alle attività di ricerca sull’energy storage e la gestione smart dei sistemi e dei processi di distribuzione.
foto xd8 Italpress
(ITALPRESS).

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