Relatori: Giuseppe Barone e Marcella Burderi

Riflessioni sul terremoto del 1693 nel Val di Noto a Modica

Ad assistere, i ragazzi delle terze medie del "Santa Marta"

Gli effetti distruttivi e la ricostruzione di quarantacinque centri del Val di Noto, a seguito del catastrofico sisma del 1693 mietendo sessanta mila vittime e danni incalcolabili al patrimonio urbanistico e monumentale di tutta l’area del Sud Est siciliano, sono stati rievocati nella sala “Salvatore Triberio” del Palacultura a Modica

Gli alunni delle terze medie dell’Istituto “Santa Marta” della città hanno potuto ascoltare, dopo i saluti dell’assessore alla Cultura, Maria Monisteri, le memorie, alcune recitate, della dr.ssa Marcella Burderi e l’intervento dello storico Giuseppe Barone. Un uditorio attento ha seguito le testimonianze, i ricordi, le preghiere contenute in racconti orali, alcune recitate, interpretate da Marcella Burderi, studiosa di storia locale e prodotte e tramandate dopo il tragico evento tellurico. Lo storico Giuseppe Barone si è soffermato sugli aspetti distruttivi del tremendo sisma che nei fatti rase al suolo intere città che poi furono ricostruite ora nei luoghi di origine, ora in siti diversi come nel caso di Ispica e Noto con uno stile tardo barocco che ha reso l’area, dopo poco più di trecento anni, patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.

La ricorrenza dei 326° anniversario del grande sisma che colpì il Val di Noto, commenta l’assessore Maria Monisteri, è dotata di un bagaglio di memoria, di ricordi e di testimonianze che nei secoli ha edificato la nostra identità dalla quale bisogna unicamente partire per valorizzare il presente e costruire il futuro. La cosa che mi rende soddisfatta è il fatto che le dotte conversazioni della dr.ssa Marcella Burderi e quella dello storico Giuseppe Barone, a cui va il grazie dell’amministrazione, sono state ben recepite dagli studenti, attenti e partecipanti con il loro silenzio, e sono certa hanno appreso una storia, seppur tragica, che ha costruito, in una sorta di ossimoro, le fortune di questo territorio, patrimonio dell’Umanità dell’Unesco sempre più degno di attenzione e di studio per queste e le future generazioni”.