Il Consiglio dei Ministri ha esaminato oggi, 1 maggio 2026, la bozza del provvedimento che riscrive radicalmente le agevolazioni per le assunzioni in Italia. I nuovi incentivi lavoro 2026, denominati “Bonus 2.0”, introducono decontribuzioni totali per l’assunzione di donne e giovani under 35. Le misure mirano a stabilizzare i lavoratori svantaggiati, prevedendo paletti rigorosi come l’obbligo di incremento occupazionale netto e il divieto di licenziamenti nei sei mesi precedenti l’assunzione.
Le nuove norme puntano a dare continuità agli sgravi che si sarebbero esauriti a fine aprile, potenziando il sostegno economico soprattutto nelle aree del Mezzogiorno. Il decreto introduce inoltre una decontribuzione specifica per le imprese che investono in welfare aziendale e nel sostegno alla genitorialità.
Per quanto riguarda il Bonus donne 2.0, i datori di lavoro che assumono a tempo indeterminato lavoratrici prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi (o 12 mesi se svantaggiate) beneficeranno dell’esonero del 100% dei contributi per 24 mesi. Il limite massimo è di 650 euro mensili, cifra che sale a 800 euro se la lavoratrice risiede nelle regioni della ZES unica per il Mezzogiorno. Questa differenziazione geografica risponde alla necessità di abbattere il gap occupazionale di genere nelle aree economicamente più fragili.
Parallelamente, il Bonus giovani 2.0 si rivolge agli under 35 privi di impiego da almeno 24 mesi. Per le assunzioni effettuate fino al 31 dicembre 2026, è previsto un esonero contributivo del 100% per 24 mesi fino a 500 euro mensili. L’agevolazione viene incrementata a 650 euro per i datori di lavoro con unità produttive in Sicilia, Sardegna, Calabria, Puglia, Campania, Basilicata, Molise, Abruzzo, Umbria e Marche. Restano esclusi da questa misura il lavoro domestico e l’apprendistato.
Il decreto introduce anche il Bonus ZES 2.0, rivolto specificamente alle imprese fino a 10 dipendenti. Per l’assunzione a tempo indeterminato di soggetti over 35 disoccupati da almeno 24 mesi nelle zone economiche speciali, spetta un esonero integrale dei contributi fino a 650 euro mensili. Questa misura è pensata per sostenere il tessuto delle piccole imprese del Sud Italia, favorendo il reimpiego di lavoratori senior usciti dal mercato del lavoro.
Una novità rilevante riguarda la decontribuzione per la conciliazione vita-lavoro. Le imprese in possesso di specifica certificazione che investono nel sostegno alla maternità e paternità potranno beneficiare di un esonero contributivo non superiore all’1% e nel limite di 50.000 euro annui. Ma quali saranno i criteri attuativi definitivi per accedere a questi fondi? Il decreto rimanda a un provvedimento attuativo da adottarsi entro trenta giorni dalla conversione in legge.




