Il Consiglio dei Ministri ha approvato il nuovo bonus decreto Primo Maggio, un pacchetto di misure volte a incentivare l’occupazione a tempo indeterminato. Il provvedimento stanzia complessivamente 934 milioni di euro per favorire l’ingresso e la stabilizzazione nel mercato del lavoro di giovani, donne e lavoratori residenti nelle Zone Economiche Speciali (ZES). Gli incentivi, validi per le assunzioni effettuate fino alla fine del 2026, puntano a invertire il trend negativo che colpisce le fasce d’età più giovani.
A differenza di altre misure di sostegno al reddito, questi incentivi non intervengono direttamente sul salario lordo del dipendente, ma abbattono il costo del lavoro per le imprese. L’esonero contributivo può raggiungere i 800 euro mensili per specifiche categorie, garantendo alle aziende una maggiore sostenibilità economica nella creazione di contratti stabili.
Il cuore del bonus decreto Primo Maggio risiede nella diversificazione dei tetti di esonero in base alla categoria e alla zona geografica. Per le lavoratrici svantaggiate (disoccupate di lungo corso o inoccupate da almeno 24 mesi), è previsto l’esonero dal versamento del 100% dei contributi previdenziali per un massimo di 24 mesi. Il limite è fissato a 650 euro mensili, ma sale a 800 euro per le residenti nelle regioni del Mezzogiorno facenti parte della ZES.
Per i giovani under 35, il tetto base dell’incentivo è di 500 euro mensili. Tuttavia, la cifra viene elevata a 650 euro se l’assunzione avviene in Sicilia, Puglia, Campania, Calabria, Basilicata, Sardegna, Abruzzo, Molise, Umbria o Marche. Tali risorse sono finalizzate a sostenere circa 52.400 nuove assunzioni giovanili, cercando di colmare il gap generazionale che vede gli over 50 trainare l’occupazione nazionale.
Nonostante il numero complessivo di occupati in Italia abbia superato la soglia dei 24 milioni nel 2025, i dati Istat evidenziano una polarizzazione anagrafica preoccupante. Mentre gli occupati sopra i 50 anni sono aumentati di 409mila unità, la fascia tra i 15 e i 34 anni ha registrato un calo di 109mila unità. In questo scenario, le regioni del Sud Italia restano le più esposte, con un numero crescente di inattivi under 35.




