Niscemi – Il presidente della Regione Renato Schifani ha sorvolato la zona della frana di Niscemi (Caltanissetta) in elicottero come ha fatto su un altro velivolo il capo della protezione civile Fabio Ciciliano.
Entrambi sono attesi al centro operativo comunale (Coc) dove si farà il punto sulla frana nel comune che ha reso inagibili decine di immobili, imponendo la creazione di una zona rossa che arriva a 150 metri dall’inizio della “nicchia di distacco”, cioè dalla zona asfaltata non crollata.Aumenta il numero degli sfollati, che fino a pochi giorni fa vivevano in quella che è diventata “zona rossa” dove è franato il costone mettendo a rischio crollo decine di abitazioni e palazzine oltre ad avere interrotto le strade provinciali 10 e 12. L’unica strada di collegamento col comune è la provinciale 11. Le persone che hanno dovuto lasciare la propria abitazione sono ora più di 1.500.
Anche questa mattina, molte persone sono in fila davanti all’ufficio organizzato in Comune, per la registrazione nell’elenco di chi ha lasciato al casa.
“Vivo da sempre in via Buonarroti, a poca distanza dal fronte della frana, da oltre cinquant’anni. Sono un invalido al 100% – dice Giovanni Lo Monaco – mi dicono che la mia casa è in una zona a rischio. Fortunatamente, ho familiari che mi ospitano ma non può andare avanti per sempre. Ho una compagna che mi supporta ma le mie condizioni non mi permettono troppi sforzi.
La casa è il frutto di anni di sacrifici. La zona dove vivo è una delle più frequentate e belle della città e ora cosa ne sarà?”.
Massimo Battaglia è a sua volta davanti al Comune, tra gli sfollati. “Anche io e la mia famiglia viviamo nella zona rossa, in largo Canalicchio – dice – ora, non sappiamo cosa fare. Siamo ospiti da amici ma si tratta solo di pochi giorni.
La casa è stata costruita con i sacrifici dei nostri padri e nostri, che abbiamo sempre lavorato nelle campagne. Ogni centesimo è stato dedicato alla casa. Perché dopo la frana del 1997 non si è fatto qualcosa di più sul piano della prevenzione? Forse, tutto questo si poteva evitare. C’è tanta amarezza”. Salvatore Gentile, invece, è in fila per la nonna, Maria Caruso. “Lei viveva a Sante Croci ma non può più stare lì – dice – la stiamo ospitando e le stiamo vicini. È una donna che per tutta la vita ha vissuto in quella casa. È un grande dolore”.




