L’INPS ha chiarito come vanno gestite le domande di pensione in cumulo presentate da chi ha lavorato anche all’estero. Le indicazioni sono contenute nella circolare n. 107 del 20 ottobre 2026.
Il documento riguarda i lavoratori che possono far valere periodi assicurativi maturati fuori dall’Italia. I casi sono due. Il primo riguarda i periodi svolti nei Paesi che applicano i Regolamenti dell’Unione europea in materia di sicurezza sociale. Il secondo riguarda quelli maturati nei Paesi extracomunitari legati all’Italia da Accordi o Convenzioni bilaterali di sicurezza sociale che prevedono la totalizzazione internazionale.
La circolare raccoglie in un unico testo le condizioni per il riconoscimento dei periodi esteri e spiega come vengono valutati ai fini del diritto alla pensione in cumulo. L’Istituto ribadisce che quei periodi contano anche per stabilire il sistema di calcolo del pro-quota italiano.
Accanto agli aspetti normativi, il documento contiene indicazioni puntuali sulla gestione delle domande.
Per Giuseppe Conte, direttore centrale Relazioni internazionali dell’INPS, la circolare «offre uno strumento concreto per rendere esigibili i diritti dei lavoratori mobili, restituendo a chi ha maturato periodi di lavoro all’estero un quadro di regole chiaro e organico».
Il dirigente ha descritto il documento come il risultato di un metodo che l’INPS considera proprio: «assicurare tutti gli strumenti, informativi e operativi, perché nessun diritto si interrompa quando una persona attraversa una frontiera».




