La Cgil di Ragusa porterà una delegazione iblea a Roma sabato 17 ottobre per la manifestazione nazionale «La Via Maestra» contro il caro vita. La protesta arriva dopo la mobilitazione sul caro carburante organizzata nei giorni scorsi in provincia.
A partire per la capitale saranno lavoratrici e lavoratori, giovani e pensionati di diverse generazioni e realtà produttive. Il concentramento è previsto alle 13.30 in piazza della Repubblica, da dove il corteo raggiungerà piazza del Popolo. Secondo il sindacato, la manifestazione è promossa da oltre cento associazioni.
«Quello che abbiamo denunciato a Ragusa sul caro carburante è soltanto una parte di un problema molto più grande», ha dichiarato Giuseppe Roccuzzo, segretario generale della Cgil di Ragusa. «Bollette, alimentari, trasporti e servizi continuano a pesare sui bilanci familiari, mentre salari e pensioni perdono potere d’acquisto. Siamo arrivati al paradosso che avere un lavoro non garantisce più una vita dignitosa».
Per la Cgil la situazione più pesante è quella dei pendolari, che spendono sempre di più per raggiungere il posto di lavoro in un territorio dove, secondo il sindacato, il trasporto pubblico non offre alternative adeguate. «Non possiamo accettare che una parte crescente dello stipendio serva semplicemente per andare a lavorare», ha detto Roccuzzo. «Ma il problema riguarda anche chi rinuncia a curarsi, chi fatica a sostenere le spese scolastiche dei figli, chi deve scegliere quali necessità sacrificare».
La manifestazione chiederà salari più alti, pensioni dignitose, una riforma fiscale progressiva, investimenti nella sanità pubblica, nella scuola e nei servizi, il contrasto alla precarietà e politiche di pace.
«Chiediamo scelte politiche coraggiose, non interventi temporanei», ha aggiunto il segretario. «Occorre redistribuire la ricchezza, alleggerire il peso fiscale su lavoratori e pensionati e investire sui diritti. La mobilitazione di Ragusa è stata una tappa di questo percorso, Roma sarà quella successiva. Non può esserci crescita autentica in un Paese nel quale chi lavora diventa ogni giorno più povero».



