Da lunedì 28 settembre la piazza di via Manzoni, ad Acate, porta il nome del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Era prefetto di Palermo quando la mafia lo uccise il 3 settembre 1982, insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente di scorta Domenico Russo. La cerimonia si è svolta in mattinata. L’hanno organizzata il Comune e il Comando provinciale dei carabinieri di Ragusa.
La data non coincide con l’anniversario della strage. L’amministrazione ha preferito aspettare qualche settimana: il 27 settembre ricorreva la nascita del generale, e soprattutto era ormai cominciato l’anno scolastico. In piazza c’era infatti una folta rappresentanza degli alunni dell’istituto comprensivo «Capitano Biagio Puglisi», con il dirigente e gli insegnanti. Dietro la scelta c’è anche il contesto locale: Acate è considerata una delle realtà più complesse della provincia, dove col tempo sono emerse nuove forme di criminalità legate alle caratteristiche sociali e ambientali del territorio.
La celebrazione si è aperta con l’ingresso della Fanfara del 12° Reggimento Carabinieri Sicilia. In piazza erano schierati un picchetto d’onore dell’Arma e il gonfalone del Comune, insieme agli ufficiali e a diversi comandanti di stazione della provincia. La targa l’hanno scoperta il prefetto di Ragusa Tania Giallongo, il sindaco di Acate Giovanni Francesco Fidone e il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Carmine Rosciano. Poi il raccoglimento e la deposizione di una corona d’alloro in memoria dei caduti nell’adempimento del dovere.
Hanno preso la parola il sindaco, il senatore Salvatore Sallemi, componente della Commissione parlamentare antimafia, il colonnello Rosciano e il prefetto Giallongo. Tutti hanno insistito sullo stesso punto, rivolto ai ragazzi: famiglia e scuola devono lavorare insieme per affermare il rispetto delle regole, senza alcun compromesso con la mentalità mafiosa. Erano presenti anche le autorità civili e militari e le sezioni dell’Associazione nazionale carabinieri della provincia.

La Sicilia Dalla Chiesa la conosceva già prima dell’ultimo incarico. Ci aveva prestato servizio due volte: da capitano, nel 1949 a Corleone, e dal 1966 da colonnello, al comando della Legione carabinieri di Palermo. Nel 1982, dopo il suo ruolo decisivo nella sconfitta del terrorismo degli anni di piombo, fu nominato prefetto del capoluogo. Accettò l’incarico sapendo bene quali rischi avrebbe corso.
Durante la cerimonia è stata letta la motivazione della medaglia d’oro al valor civile alla memoria, concessa il 13 dicembre 1982, poco più di tre mesi dopo l’agguato. Il testo ricorda un uomo «barbaramente trucidato in un vile e proditorio agguato», che «sublimava con il proprio sacrificio una vita dedicata, con eccelso senso del dovere, al servizio delle Istituzioni, vittima dell’odio implacabile e della violenza di quanti voleva combattere».



