L’influenza australiana è in arrivo anche in Italia. Durante l’inverno, Australia e gli altri Paesi dell’emisfero sud hanno registrato un numero molto elevato di casi, secondo le reti di sorveglianza internazionali. Quello che succede laggiù spesso anticipa ciò che l’Europa vede tra fine autunno e inizio inverno. Per questo si parla già di influenza australiana: non è un virus nuovo, ma la combinazione di ceppi che ha dominato quella stagione.
Due famiglie di virus sono le più osservate. L’A/H3N2 è noto per dare forme spesso intense negli adulti e negli anziani. La linea B/Victoria colpisce soprattutto bambini e ragazzi, ma non risparmia le altre età. Entrambi riescono ad aggirare in parte le difese costruite negli anni precedenti, quindi anche chi ha già avuto l’influenza può ammalarsi di nuovo.
Come riconoscerla
L’influenza vera, che è un’altra cosa rispetto al raffreddore, arriva di colpo. I sintomi sono febbre alta, spesso oltre i 38-38,5 gradi nei primi giorni, dolori muscolari e articolari, brividi, mal di testa, tosse secca e mal di gola. La stanchezza può durare anche dopo che la febbre è passata. Nei bambini a volte compaiono nausea, vomito o diarrea. Negli anziani la febbre può essere meno evidente, mentre la debolezza pesa di più.
Il quadro si complica perché negli stessi mesi circolano altri due virus. Il primo è il Covid-19, ormai endemico, con ondate ogni pochi mesi in qualsiasi stagione. Il secondo è il virus respiratorio sinciziale (Rsv), frequente nei lattanti ma pericoloso anche per anziani e immunodepressi. All’inizio i sintomi si somigliano. La perdita di gusto e olfatto fa pensare più al Covid, anche se oggi capita meno spesso che con le prime varianti. In un bambino piccolo, respiro accelerato, rientramenti costali (la pelle tra le costole che si infossa quando respira) e difficoltà a mangiare possono indicare una bronchiolite da Rsv. Per una diagnosi certa serve il tampone naso-faringeo.
Quando chiamare il medico e quando il 118
Bisogna contattare il medico di famiglia, la guardia medica o il pediatra se la febbre resta alta nonostante i farmaci indicati, se i sintomi respiratori sono importanti o se si peggiora all’improvviso dopo un apparente miglioramento.
Si chiama invece il 118, o si va al pronto soccorso, in questi casi: respiro molto affannoso o così corto da non riuscire a parlare, confusione o difficoltà a restare svegli, dolore al torace forte e persistente, labbra o viso blu-violacei. Nei bambini i segnali d’allarme sono il pianto inconsolabile, il rifiuto totale di bere e meno pannolini bagnati del solito.
Chi rischia di più
Polmonite, insufficienza respiratoria e peggioramento di malattie già presenti sono più frequenti in alcune categorie:
- over 65
- malati cronici (cardiopatie, Bpco, diabete, insufficienza renale, malattie neurologiche)
- immunodepressi per malattia o per terapie come chemioterapia e cortisone a lungo termine
- donne in gravidanza, soprattutto dal secondo trimestre
- bambini sotto i due anni e nati prematuri
- operatori sanitari e chi assiste persone fragili
Vaccini e prevenzione
Le campagne antinfluenzali partono di solito tra ottobre e novembre, in tempo per il picco atteso tra fine autunno e inizio inverno. Il vaccino è raccomandato soprattutto alle categorie fragili, ai caregiver e ai bambini, secondo le indicazioni regionali e del pediatra. Per il Covid sono previsti richiami con vaccini aggiornati alle varianti in circolazione, pensati soprattutto per chi è a rischio.
Le abitudini imparate durante la pandemia funzionano ancora: lavarsi spesso le mani, arieggiare le stanze, usare la mascherina nei luoghi affollati o quando si hanno sintomi, evitare contatti stretti con persone fragili se si è raffreddati. Con febbre e tosse forte la regola è restare a casa, senza andare al lavoro o a scuola.
Dormire bene, mangiare frutta e verdura, fare attività fisica e smettere di fumare aiutano le difese. Per anziani, malati cronici e per chi vive accanto a loro, però, la protezione principale resta il vaccino.



