La Cna territoriale di Ragusa ha chiesto alla deputazione regionale dell’area iblea e al presidente del Libero consorzio comunale di Ragusa di farsi portavoce presso la Regione Siciliana per l’istituzione di un fondo di ristoro straordinario destinato alle imprese colpite dalla chiusura e dalle limitazioni operative degli aeroporti di Catania e Comiso. La richiesta arriva nel cuore dell’estate 2026, il periodo di maggiore attività per il turismo ibleo, dopo giorni di disagi ai collegamenti aerei nel Sud-Est della Sicilia che stanno investendo alberghi, ristoranti, strutture extralberghiere e l’indotto dei trasporti.
Da giorni la sede di Ragusa dell’associazione riceve telefonate e segnalazioni da gestori di hotel e b&b, ristoratori e operatori del settore Ncc: raccontano di prenotazioni saltate, vacanze dirottate su Palermo, turisti costretti a percorrere centinaia di chilometri per raggiungere o lasciare la Sicilia, e notti passate a riorganizzare arrivi e partenze con costi extra per i trasferimenti.
«Stiamo ricevendo centinaia di segnalazioni – spiega il presidente territoriale Cna Ragusa, Giampaolo Roccuzzo – e tutte raccontano la stessa storia: disdette, cancellazioni, posticipazioni, pernottamenti persi, trasferte improvvisate. L’indotto è allo stremo. Non si può pensare che un territorio intero debba resistere da solo davanti a un disastro di questa portata. È agosto, il mese economicamente più importante dell’anno: ogni giorno perso significa un colpo durissimo per le imprese e per i lavoratori».
Il segretario territoriale Cna, Carmelo Caccamo, riconduce la crisi a un problema più vecchio della vicenda di questi giorni: il progressivo ridimensionamento del ruolo dello scalo di Comiso nei collegamenti con il resto della Sicilia. «Non ci si può accorgere di Comiso solo quando Catania va in tilt – dice Caccamo –. È da tempo che diciamo che lo scalo è stato marginalizzato, trattato come una ruota di scorta. Più volte abbiamo evidenziato la questione e chiesto alla Sac di assumere impegni, in incontri con i portatori di interessi del territorio, che erano stati presi ma, a quanto pare, non attuati». Secondo il segretario Cna mancano un piano alternativo per i collegamenti rapidi tra Catania e Palermo e una rete di trasporti interna adeguata a un territorio che vive di turismo.
Roccuzzo e Caccamo collegano l’attuale emergenza ad altri episodi che negli ultimi anni hanno colpito lo scalo catanese e il comparto turistico ibleo, tra cui l’incendio che ha danneggiato l’aeroporto di Catania e il ciclone Scurati, denominato “Harry”, che pure aveva colpito la zona in un periodo diverso dell’anno, in inverno. A differenza di quei precedenti, sottolineano, la crisi in corso arriva nel mezzo della stagione estiva, quando il flusso di prenotazioni e arrivi è al massimo.
La richiesta della Cna non si limita al comparto alberghiero: il fondo di ristoro dovrebbe coprire l’intero indotto turistico, dalla ristorazione ai trasporti, dai servizi turistici alle attività commerciali che nelle ultime settimane hanno registrato cancellazioni e mancati introiti legati ai disagi aeroportuali.
«Serve un segnale forte – concludono Roccuzzo e Caccamo – perché la Sicilia non può continuare a vivere di emergenze e improvvisazione. È tempo di assumersi responsabilità e di proteggere chi lavora, chi investe, chi tiene in piedi l’economia del territorio».



