“Ho letto con attenzione l’inchiesta pubblicata da Repubblica su Il Venerdì riguardo alle infiltrazioni criminali legate al narcotraffico nel territorio di Vittoria. Va detto con chiarezza: il lavoro di Lucio Luca e di Giuseppe Bascietto, nostro concittadino, è un lavoro documentato. Ne va riconosciuto il valore, perché è proprio grazie a un giornalismo che scava in profondità che le infiltrazioni mafiose vengono portate alla luce e combattute. Su questo non ci può essere ambiguità: dove ci sono grandi flussi di merci e di denaro, la criminalità organizzata prova a infiltrarsi, e Vittoria non fa eccezione. Lo Stato deve esserci, con tutti i suoi strumenti, e le recenti operazioni delle Forze dell’Ordine dimostrano che l’attenzione c’è ed è massima.” Lo afferma il senatore Salvo Sallemi, componente della Commissione Antimafia.
“Detto questo ho il dovere di dire con altrettanta fermezza che titoli e sottotitoli come quelli scelti per questo servizio — che associano nell’immaginario collettivo il pomodoro di Vittoria alla cocaina, quasi fossero un binomio inscindibile — rappresentano una semplificazione che non rende giustizia né alla complessità del fenomeno descritto nell’articolo, né alla realtà di un territorio che vive di lavoro onesto.”, prosegue l’esponente di Fratelli d’Italia.
“Il mercato ortofrutticolo di Vittoria è uno dei poli produttivi più importanti d’Europa, frutto del sacrificio di migliaia di imprenditori agricoli, di famiglie, di lavoratori che ogni giorno rispettano le regole e portano sulle tavole d’Italia e d’Europa un prodotto di eccellenza riconosciuto in tutto il mondo. Ridurre tutto questo a ‘crocevia della droga’ significa colpire due volte le vittime: la prima volta subendo i tentativi di infiltrazione criminale, la seconda volta subendo lo stigma di un’intera comunità produttiva additata come connivente o inerte, quando la stragrande maggioranza degli operatori economici di questo territorio non ha nulla a che fare con le organizzazioni criminali e ne subisce, semmai, il peso competitivo e reputazionale.”
“Le infiltrazioni vanno raccontate e vanno combattute senza sconti: su questo non arretro di un millimetro. Ma un conto è denunciare le infiltrazioni, un altro è criminalizzare un intero comparto produttivo e un’intera città attraverso titolazioni che restano impresse nell’immaginario collettivo ben più di cento articoli di approfondimento. Il rischio è che, mentre si combatte la mafia, si finisca per fare un danno collaterale al lavoro onesto, all’export, all’immagine di un territorio che ha già pagato un prezzo altissimo, come quello di uno scioglimento del Comune infondato”.
“Continuerò a portare in Commissione Antimafia la voce di questo territorio: quella di chi chiede più strumenti per le Forze dell’Ordine, ma anche quella di chi non accetta che Vittoria venga dipinta con il tratto grossolano del luogo comune. Ringrazio la stampa libera per il lavoro di denuncia: ne abbiamo bisogno, oggi più che mai. Auspichiamo che questo lavoro non si trasformi, nei titoli, in uno stigma indistinto su un’intera comunità che merita rispetto.”



